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Imparare l’italiano a scuola, grazie alla realtà virtuale

Ragazzi in un'aula scolastica indossano visori per la realtà virtuale.
In un mondo parallelo. Al Liceo Kirchenfeld di Berna, con Viagg-io. Swissinfo.ch

Nei corsi facoltativi di italiano negli istituti superiori della Svizzera tedesca, il personale insegnante si fa aiutare dalla tecnologia, grazie al progetto “Viagg-io”. Creatura di un gruppo multidisciplinare, sfrutta la realtà virtuale per promuovere la scoperta e l’apprendimento di lingua e cultura della Svizzera italiana.

Philomena indossa il visore e ne regola la posizione. Nel giro di pochi secondi, inizia la pantomima. La giovane sussurra risposte a un invisibile interlocutore, allunga le braccia e con le dita sembra afferrare un oggetto – pure invisibile. Intorno a lei ci sono compagni e compagne di classe, ognun per sé parla a bassa voce, mentre si muove in un mondo immateriale e parallelo. Siamo al liceo Kirchenfeld, a Berna, dove le ore facoltative di insegnamento della lingua italiana si nutrono di realtà virtuale.

L’iniziativa è nata da un’idea di Ines Honegger Wiedenmayer. Insegna italiano e spagnolo nello storico istituto superiore della capitale svizzera. Racconta: “Nel 2019 vidi in strada una pubblicità della Scuola-club Migros per un corso di inglese con la realtà virtuale. Mi affascinava l’idea di poter offrire questa opportunità alle mie classi e allora presi contatto con la Scuola universitaria professionale (SUP) dei Grigioni, che l’aveva realizzato”. La docente lavora nel liceo bernese da trent’anni, e l’aveva frequentato lei stessa da studente. Nel maestoso edificio neoclassico è decisamente di casa, e il suo entusiasmo per il progetto tecnologico è palpabile.

Il liceo Kirchenfeld, a Berna visto dall'esterno, in una giornata di sole.
Il liceo Kirchenfeld di Berna è stato costruito nel 1926. Swissinfo.ch

Gruppo di lavoro interdisciplinare

Si chiama “Viagg-io – viaggio immersivo alla scoperta della lingua e della cultura della Svizzera italiana” e propone contenuti mediatici interattivi, realizzati con realtà virtuale a 360°. Un vero e proprio viaggio che inizia in treno, e che porta in Ticino e nei Grigioni. Spiega Honegger Wiedenmayer, che lo sviluppo del progetto è durato quasi cinque anni. La prima sfida è stata mettere insieme le figure professionali necessarie. E poi, trovare il denaro. Una prima richiesta all’Ufficio federale della cultura (UFC) è stata respinta al mittente. “L’UFC ci ha chiesto di aggiungere un meccanismo per la distribuzione dei visori nelle scuole, e di includere un accompagnamento scientifico del progetto. Tutto giusto!”, ammette.

Infine, la squadra è arrivata a un totale di quasi 40 persone, per un partneriato fra scuola, scienza e settore privato. Dall’accademia, sotto la guida della docente della SUP grigionese Elke Schlote, all’afca di Zollikofen (Berna) per la tecnica, e “mediatori culturali, esperti di didattica, insegnanti di lingua italiana, professionisti di storytelling e gamification, Nadia Ticozzi alla regia, e attori e attrici in carne e ossa”, spiega Honegger Wiedenmayer, che loda l’esperienza, perché “è stata una collaborazione eccellente, e affascinante” in virtù dell’incontro creativo fra discipline diverse.

Animazione in 3D del castello di Bellinzona.
Viagg-io, un picnic al castello di Bellinzona. Scuola professionale universitaria professionale dei Grigioni.

Alla scoperta della Svizzera italiana

L’operazione è costata circa 400’000 franchi, grazie al finanziamento dell’UFC, dell’Ufficio della formazione professionale e dell’istruzione media del Canton Berna, quello della Promozione culturale e delle lingue del Canton Grigioni, il Fondo per la Lotteria del Canton Ticino, e i Comuni di Bregaglia e Mesocco. Chiediamo alla docente, come mai così tanti soldi? “Il budget copre anche il materiale e l’assistenza tecnica, nonché il mantenimento del progetto per due anni, fino alla fine del 2027”, spiega. E d’altronde, un gruppo multidisciplinare tanto nutrito, ha il suo costo.

Per Viagg-io sono stati modellati luoghi reali in Ticino, Mesolcina e Bregaglia. Si può scegliere fra un picnic ai castelli di Bellinzona con la compagna di viaggio Francesca, e cucinare un risotto in un tipico grotto. I personaggi sono stati filmati con un “video olografico” e incorporati nelle scene. Il valore aggiunto: una chatbot, ovvero un’interfaccia conversazionale. Se non le rispondi, non vai avanti nell’esperienza.

In concreto, Viagg-io consiste in una App da scaricare sul telefono, e due valigie con 12 visori. Le scuole possono prenotarle a questo linkCollegamento esterno. L’idea è di sostenere l’insegnamento dell’italiano con uno strumento interattivo, e portare la cultura della Svizzera italiana alla gioventù di cantoni non italofoni. Spiega la docente bernese: “Nei manuali che usiamo – e che sono prodotti in Germania – la Svizzera italiana non esiste. E invece non solo scoprirla è obbligatorio in base al Piano di studi, è anche qualcosa che ci interessa fare, perché fa parte della cultura di questo Paese”.

Il coraggio di prendere la parola

Ma la scelta di un grotto non è uno stereotipo? La squadra di sviluppo ha realizzato un sondaggio fra studenti e studentesse, offrendo una serie di opzioni. Oltre ai castelli di Bellinzona, ha vinto il grotto. Che ha anche il beneficio di consentire una certa, seppur virtuale, manualità. Racconta la docente: “Se continuano a cadere loro oggetti dalle mani, Viagg-io li butta fuori dalla cucina. E se un utente prova a ordinare un bicchiere di vino la risposta è: No, sei troppo giovane! Ma puoi ordinare una gazzosa”.

Animazione 3D di un grotto ticinese.
Viagg-io, in un tipico grotto della Svizzera italiana. Scuola professionale universitaria professionale dei Grigioni.

Philomena ha 17 anni e ha scelto questo corso facoltativo, perché “è una bella lingua. Ed è una lingua nazionale, credo sia importante che io conosca le lingue nazionali della Svizzera”, ci dice in italiano. Passa al tedesco per raccontare le sue impressioni, decisamente positive. “Sei immersa in questo mondo, e ti sembra di essere veramente in Italia o in Ticino. È divertente, di sicuro più che studiare la grammatica”, sottolinea. Ma soprattutto, per Philomena il grande vantaggio di Viagg-io è consentirle di parlare, perché “mi sono resa conto che talvolta sono timida e non mi avventuro a conversare in italiano. Nella realtà virtuale, invece, lo faccio”. 

Ragazza con visore per la realtà virtuale.
Liceo di Kirchenfeld, Philomena alle prese con la realtà virtuale. Swissinfo.ch

Le chiediamo, c’è qualcosa che cambieresti in Viagg-io? “Talvolta la ‘persona’ con cui parlo non capisce cosa dico, e quindi non mi può rispondere. Magari il prossimo passo potrebbe essere migliorare questo aspetto. Suppongo sia possibile farlo, usando l’intelligenza artificiale”, suggerisce.

Voglia di volare

Colin invece è trilingue: a casa si parla in tedesco, francese e italiano, che è la lingua madre di suo padre. Ha scelto questo corso per migliorare la grammatica, perché “è una bellissima lingua” e perché assai pragmaticamente aggiunge: “Potrà magari essere utile per il mio futuro professionale”. Colin ritiene che Viagg-io stia migliorando le sue competenze linguistiche, poiché lo costringe a parlare e a fare attenzione alla correttezza delle sue risposte alle chatbot. Cosa cambierebbe? Trova che talvolta l’interazione sia “un po’ lenta”, e in generale aggiungerebbe complessità, “con più domande e più opzioni”. Anche il suo giudizio è comunque molto positivo: “Questo progetto mi ha fatto venire voglia di andare in altri Paesi – e magari anche su altri pianeti!”, ride.

Alla fine dei due anni, il gruppo di ricerca della SUP procederà con l’analisi dei risultati. Una grande quantità di dati raccolti dalla piattaforma, che saranno anonimizzati. L’obiettivo: capire se e come l’interazione funziona, quale tipo di risposte ricorrono, e soprattutto in che misura Viagg-io contribuisca effettivamente a promuovere l’apprendimento della lingua e della cultura della Svizzera italiana.

Dal virtuale, al corpo

Quanto a Ines Honegger Wiedenmayer, ci fa una confessione. Tira fuori un “View Master”, un trabiccolo degli anni Settanta: contiene due diapositive uguali, che creano l’impressione di un ambiente tridimensionale. Oggetto di culto, che lei usava da ragazza e che ha conservato religiosamente. “Probabile, che sia iniziata così la mia fascinazione per il 3D. Ricordo che all’epoca avrei tanto voluto parlare con le figure che ne facevano parte, dire loro: Salvate il delfino Flipper! La realtà virtuale con le chatbot mi ha dato finalmente questa soddisfazione”, scherza.

Una donna sorride e tiene in mano un View Master.
La docente Ines Honegger Wiedenmayer con un View Master d’epoca. Swissinfo.ch

Di Viagg-io, la professoressa è palesemente innamorata. “Sono quasi alla soglia della pensione. Amo il mio lavoro, ma è stato un grande arricchimento poter uscire dalla mia zona di conforto, per sperimentare altro. È stata una ventata di freschezza”. C’è da sperare che il progetto avrà un futuro anche dopo il 2027. “Stiamo già cercando finanziamenti per farlo continuare”, conferma. Allo studio dell’Ufficio federale della cultura c’è ora anche “Voyage”, la versione in francese di Viagg-io. E poi, nel nuovo Piano di studi federale che partirà nel 2028, c’è l’obbligo di scambi fra le regioni linguistiche svizzere. Conclude Ines Honegger Wiedenmayer: “La realtà virtuale può aiutare a preparare le classi”. Un primo viaggio immateriale, per poi metterci il corpo.

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