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Immigrazione, centri per l’asilo all’estero?

Migranti in cammino verso l Europa centrale.
Si riaffaccia il dibattito sull'asilo tra i partiti. Keystone / Tolga Bozoglu

Negli ultimi anni le richieste d'asilo sono rimaste a livelli relativamente bassi ma la crisi economica e sanitaria indotta dalla pandemia globale potrebbe innescare un'ondata di nuovi profughi.

Segnali di questa possibile evoluzione si intravvedono già e dalla politica giungono nuove proposte per modificare le procedure già modificate non molti anni fa.

Le domande depositate alla Segreteria di Stato della migrazione (Sem) sono infatti tornate ad aumentare: lo scorso mese di maggio sono infatti state 1’029, vale a dire 179 in più rispetto ad aprile e il triplo di quelle registrate 12 mesi prima.

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Ma secondo alcune previsioni il trend potrebbe rafforzarsi sensibilmente il prossimo anno e questo ha provocato l’immediata mobilitazione di esponenti dell’UDC, partito tradizionalmente impegnato nelle politiche di contenimento degli stranieri, che però trovano insperate sponde anche a sinistra (pur con argomentazioni divergenti).

In particolare, alcuni parlamentari democentristi, come l’argoviese Martina Bircher, hanno rilanciato l’idea di istituire centri per l’immigrazione in paesi esterni all’UE, sul modello danese, in cui verrebbero delegate le procedure dell’asilo. Coloro che otterrebbero un’autorizzazione eviterebbero infatti di cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani e di sparire nel Mediterraneo.

Una ipotesi che però non è esente da critiche, anche all’interno della stessa Sem. Vi sono infatti incompatibilità con le norme internazionali e la collaborazione con Stati terzi in materia non si preannuncia agevole.

Del resto, fanno osservare i critici, la Confederazione ha rinunciato alcuni anni fa al coinvolgimento delle rappresentanze diplomatiche estere nelle procedure per l’immigrazione. Questo perché rendeva particolarmente attrattiva a Confederazione agli occhi dei migranti e perché il carico amministrativo che creava ai consolati era importante. Ma il dibattito è aperto.

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