La sua è una fotografia che danza tra il surrealismo e l’arte digitale, cangiante e policromatica. Una trasfigurazione illustrativa che tradisce la fotografia fino alla sua irriconoscibili finale. Nato a Lugano, poi trasferitosi a Milano, oggi di base a Londra, Matteo Patocchi è un work in progress inarrestabile. Irrequieto e curioso, insegue la terza dimensione, adattando le sue immagini (“ormai non più catalogabili come fotografie perché troppo alterate al computer”) a supporti inediti, come tessuti.
La sua è un’arte fluida, deformata e onirica; alterna soggetti naturali a scatti urbani, finendo per manomettere linee e colori, in una maniera sempre nuova e imprevedibile, così da tracciare una invisibile linea tra finzione e realtà.
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