Navigation

Il virus che ha fermato il tempo

Scultura lignea conservata al Museo Gherdeina di Ortisei RSI-SWI

Scolpire il legno, riaprire gli antichi masi e ritrovare le proprie radici: così, in Val Gardena, si sta combattendo il lockdown da pandemia.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 gennaio 2021 - 10:42
Laura Silvia Battaglia, Rsinews

Vacanze di Natale sugli sci? Il virus, quest'anno, ha imposto a molti la chiusura. Il Ticino ha potuto mantenere aperti gli impianti di risalita, ma... cosa  è successo in località turistiche come la Val Gardena? Siamo andati a scoprirlo.

Rispolverare le tradizioni

La Val Gardena, una delle valli più accoglienti dell’Alto Adige, ha scelto di valorizzare la sua storia e la sua archeologia. A partire dai masi (mejes in ladino), edifici di una ricchezza architettonica che fa parte del paesaggio, siti tra i 1200 e i 1700 metri, il più antico dei quali risale a epoca medievale ed è conservato, con le sue rare immagini a sanguigna nel Museum GherdeinaLink esterno di Ortisei.

I masi, beni architettonici che concorrono al riconoscimento Unesco già attribuito alle Dolomiti, erano costruiti con materiali naturali dell’ambiente circostante (legno, pietra, sabbia) e servivano ad ospitare agricoltori in terre difficili di montagna, assemblando nello stesso edificio il fienile, la stalla, e la Stube, la stanza più calda dove si riuniva tutta la famiglia.

È in queste stube che è iniziata anche l’antica tradizione dell’intaglio del legno per farne, oltre ad utensili, oggetti d’arte.

Gli antichi gardenesi iniziarono nel Seicento con i giocattoli di legno, per poi dedicarsi alle immagini sacre, fino ai presepi a grandezza naturale.

In periodo di lockdown, i già numerosi scultori della Val Gardena hanno intensificato la loro produzione, accogliendo qui pochi visitatori che vogliano conoscere la storia delle valli. E i custodi degli antichi masi che non sono stati ancora ristrutturati li riaprono con piacere, come Pius Malsina, figlio del custode dell’antico maso della chiesa di San Giacomo di OrtiseiLink esterno.

Pius, in quel maso è nato e ci ha vissuto fino agli anni Cinquanta. Di quegli anni ricorda: “Era una vita semplice, essenziale, scandita dai tempi della natura: fare il pane con la segale era un evento epocale ed era anche molto complicato e difficile. In fondo, quest’ultimo anno, qui in Valle, ci ha quasi riportato a quell’incanto e il tempo sembra essersi fermato”.

Contenuto esterno


Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: tvsvizzera@swissinfo.ch

I commenti a questo articolo sono stati disattivati. Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.