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Il salario minimo supera l’esame a Ginevra

Manodopera impiegata in agricoltura.
Manodopera impiegata in agricoltura. Keystone / Martial Trezzini

Uno studio sugli effetti del salario minimo, introdotto a Ginevra alla fine del 2020, mostra che il provvedimento non ha avuto alcun impatto sul tasso di disoccupazione.

Le valutazioni preliminari, rese note al pubblico giovedì, saranno comunque integrate da ulteriori analisi, in particolare sull’occupazione e sui salari, che saranno ultimate entro il 2025 e offriranno un quadro più dettagliato.

Fissato a 23 franchi l’ora al momento della sua introduzione a Ginevra a fine 2020 – dopo il referendum tenutosi nel settembre dello stesso anno -, il salario è indicizzato al costo della vita. Nel 2023 è salito a 24 franchi l’ora e il 1° gennaio 2024 arriverà a 24,32 franchi, per un salario mensile lordo di 4’426,24 franchi (per 42 ore settimanali).

L’analisi statistica, commissionata dalle autorità cantonali a esperti ed esperte dell’Università di Ginevra e della Geneva School of Management (HEG), si basa sul confronto tra Ginevra e i cantoni in cui non vige una retribuzione minima legale. La conclusione cui sono giunti i ricercatori e le ricercatrici è che non si ravvisa alcun impatto significativo sul tasso di disoccupazione generale.

Altri sviluppi

“I primi risultati presentati oggi (giovedì, ndr) si basano su un’analisi dei dati aggregati sulla disoccupazione da maggio 2018 ad aprile 2023”, ha spiegato ai media José Ramirez, professore dell’HEG di Ginevra e autore dello studio.

Disoccupazione leggermente superiore tra le e i giovani

Un unico effetto particolare è stato rilevato sulla categoria delle e dei giovani sotto i 25 anni, che evidenzia un indice di disoccupazione leggermente più elevato (+0,6 punti) di quello che ci si sarebbe potuto attendere in assenza del salario minimo legale.

Ma anche in questo caso l’indagine sottolinea che questa conclusione è assolutamente in linea con la letteratura scientifica esistente in materia. Secondo il professor José Ramirez è proprio questa categoria ad essere la più coinvolta dall’introduzione delle retribuzioni orarie minime, poiché si appresta ad entrare o entra per la prima volta nel mercato del lavoro e quindi ha più difficoltà a essere assunta rispetto alle persone con esperienza.

È anche possibile, aggiunge l’accademico, che le e i giovani, attratti dai buoni stipendi, tendano a trovare il prima possibile un’occupazione, interrompendo così una formazione che li renderebbe più competitivi.

Reazioni di diverso tenore

Riguardo all’esito dello studio preliminare Davide De Filippo, presidente della Comunità ginevrina d’azione sindacale, non si è detto sorpreso: “È un’ottima notizia per noi, rispetto ai timori espressi durante la campagna elettorale”, ha dichiarato alla stampa.

Più prudente Pierre-Alain L’Hôte, presidente dell’Unione delle associazioni padronali ginevrine, che si è battuto contro le retribuzioni minime cantonali e per il quale “i possibili impatti negativi non sono ancora del tutto esclusi” e bisognerà affinare l’analisi settore per settore.

In generale lo studio dimostra che il salario minimo è stato ben accolto a Ginevra, non solo dalle aziende ma anche dalle e dai giovani. Secondo un sondaggio condotto nell’ambito della ricerca che ha prodotto questo rapporto, l’88,1% di questi è a conoscenza della misura e più di due terzi sono in grado di indicare l’importo orario.

Attualmente non esistono dati sul numero di persone nel cantone sul Lemano occidentale il cui salario è aumentato in seguito all’introduzione del salario minimo. Si possono fare delle stime sulla base dei dati del 2018, quando il 6,2% delle e dei dipendenti era al di sotto della soglia, ovvero circa 20’000 persone. I settori più colpiti sono stati quelli della parruccheria, delle cure estetiche, della ristorazione, degli alloggi e delle pulizie.

L’evoluzione del salario minimo in Svizzera.

Dieci anni fa, il popolo svizzero ha chiaramente respinto un’iniziativa che chiedeva di introdurre un salario minimo con paga oraria di 22 franchi, che sarebbe stata senza dubbio la più alta al mondo.  

Negli ultimi anni, però, cinque dei 26 cantoni elvetici hanno invece votato a favore dell’introduzione di un salario minimo. L’ha fatto Neuchâtel nel 2017 (20,77 franchi), Giura nel 2018 (20,60 franchi), Ginevra nel 2020 (23 franchi), il Ticino nel 2021 (19 franchi) e infine quest’anno è toccato a Basilea città (21 franchi). Nel canton Vaud è stata depositata in ottobre un’analoga iniziativa popolare (23 franchi all’ora) sulla quale la popolazione sarà prossimamente chiamata a esprimersi.

Alcuni degli importi sono stati nel frattempo ritoccati al rialzo, per adeguarli all’aumento del costo della vita. Analoghe iniziative sono state inoltre avviate in molti altri cantoni, mentre nello scorso giugno Zurigo e Winterthur sono divenute le prime città svizzere a seguire la tendenza, introducendo un salario minimo di rispettivamente 23.90 e 23 franchi.  

Mozione e resistenze a livello federale

Anche il Tribunale federale nel 2017 si era espresso sulla materia, con una decisione su un ricorso che ha sancito la costituzionalità dei salari minimi cantonali. A livello federale lo scorso dicembre il Parlamento ha approvato una mozione che chiedeva di dare priorità a quanto prevedano i contratti collettivi di lavoro (CCL), piuttosto che a salari minimi stabiliti a livello locale o cantonale.

Il testo della mozione, depositata dal deputato Erich Ettlin dell’Alleanza di Centro, propone che in settori nei quali sia stato negoziato un CCL, questo sarebbe valido a prescindere da cosa stabilisca un eventuale salario minimo cantonale e questo, anche laddove la cifra negoziata nel CCL fosse inferiore a quella prevista a livello locale.

Una disposizione simile è già presente nelle leggi di tre cantoni, ma se la mozione Ettlin divenisse legge federale, avrebbe un impatto diretto sugli stipendi nei cantoni in cui vigono norme specifiche. Lo scontro che si profila e che connoterà la reale portata del salario minimo in Svizzera riguarderà la prevalenza o meno dei contratti collettivi negoziati tra le parti sociali.

“Il Consiglio di Stato (Governo cantonale, ndr) si impegna a difendere il risultato della votazione popolare: non c’è margine per passi indietro sulla difesa del salario minimo”, ha chiarito in proposito la ministra ginevrina Delphine Bachmann.

La consigliera di Stato del Centro ha comunque prefigurato possibili correttivi, in particolare in merito ai tirocini delle e dei giovani e ai programmi di reinserimento al lavoro.

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