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Resistere remando a Venezia

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Oggi nella laguna e nei canali di Venezia sciabordano taxi, vaporetti e altre barche a motore. Persino le grandi navi da crociera – e questa è una polemica di lungo corso – violano le acque lagunari. Un tempo non era così. Il ritratto di Piero Dri, che costruisce remi e forcole in legno, un lavoro in estinzione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 aprile 2017 - 10:45
Matteo Tacconi, RSI

Per muoversi nella città veneta il mezzo per eccellenza era la barca a remi. E dunque c’era bisogno di squeri (cantieri) che sapessero fare buone barche, oltre che artigiani capaci di realizzare remi e forcole, ovvero gli attrezzi su cui gli stessi remi poggiano e ruotano.

Colui che lavorando il legno crea remi e forcole viene chiamato in dialetto veneziano remèr. È un mestiere che sta scomparendo, proprio perché la barca a motore, dagli anni ’50 in poi, è diventata egemone in laguna.

In città sono rimasti appena quattro remèr. E solo uno di loro è giovane. Si tratta di Piero Dri, 33 anni. Veneziano, ex studente di astronomia a Padova, Dri ha aperto la sua bottega, Il forcolaio mattoLink esterno, cinque anni fa. Ha sentito che gli studi non facevano più per lui e ha voluto imparare questo mestiere, sia perché ne era affascinato, sia perché questa è una scelta "politica", se così si può dire. Fare il remèr, costruire forcole e remi non solo per i gondolieri, ma anche per quei veneziani che vogano per sport o semplicemente per tornare ai vecchi tempi, è il modo in cui Piero Dri si impegna per una Venezia nuovamente sostenibile. Siamo andati nella sua bottega a vedere come lavora e a sentire come la pensa sulla sua città, Venezia.


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