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La Chiesa e il delicato equilibrismo con la prossima amministrazione USA

Papa francesco stringe la mano a joe biden
Papa Francesco aveva già potuto stringere la mano a Joe Biden nel 2016, quando quest'ultimo era vice-presidente. Keystone

Dopo i rapporti burrascosi con l'amministrazione Trump, Papa Francesco ha subito teso la mano a Joe Biden nella speranza di voltare pagina. Ma non tutto sarà facile.

Tra le telefonate ricevute da Joe Biden dopo la sua vittoriosa corsa alla Casa Bianca vi era anche quella del pontefice, che giovedì scorso si è congratulato con il neo-eletto presidente.

Nel colloquio, Biden “ha espresso il suo desiderio di lavorare insieme sulla base della comune fede nella dignità ed eguaglianza di tutti gli esseri umani su questioni come le persone emarginate e povere, la crisi legata al cambiamento climatico, dare il benvenuto e integrare gli immigrati e i rifugiati nelle nostre comunità”, stando a quanto reso noto dal suo staff.

Il Papa non ha atteso il giuramento del 20 gennaio e ha teso subito la mano a Biden, nella speranza di voltare pagina dopo i rapporti burrascosi con l’amministrazione uscente.

Un gelo durato quattro anni

L’ultimo momento di gelo si era consumato a fine settembre, quando Bergoglio scelse di non incontrare Mike Pompeo in visita a Roma dopo che il segretario di Stato aveva intimato al Vaticano di non rinnovare l’accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi.

Ma il Papa e Trump non si sono mai amati, nonostante la visita apparentemente riconciliatrice del presidente e della sua famiglia nel maggio del 2017. I loro rapporti si erano guastati dopo che il pontefice aveva “scomunicato” l’anno prima l’allora candidato presidenziale repubblicano per il suo progetto del muro al confine col Messico.

“Una persona che pensa di fare i muri non è cristiano. Questo non è il Vangelo”, aveva commentato, visitando anche la frontiera durante un suo viaggio in Messico. “Il Papa fa politica. È vergognoso”, aveva replicato a muso duro Trump. Uno scontro senza precedenti tra un Pontefice e un candidato alla Casa Bianca che fece immediatamente il giro del mondo.

In seguito, temendo forse di perdere una fetta dell’elettorato cattolico, Trump smorzò poi i toni, definendo Papa Francesco “A wonderful guy”, una persona meravigliosa.

Cina, aborto e conservatori

Ora, con l’elezione del secondo presidente cattolico nella storia degli USA, le relazioni tra il Vaticano e Washington saranno sicuramente un po’ più serene.

Tuttavia, non bisogna aspettarsi schiarite abbaglianti. Da un lato, parte del clero di stampo conservatore osteggia da sempre certe posizioni progressiste di Papa Francesco.

Dall’altro vi sono scogli difficilmente superabili, ad esempio la posizione favorevole all’aborto di Joe Biden o le aperture del pontefice alla Cina, che difficilmente Washington – anche con la nuova amministrazione – riuscirà a digerire.

Nel servizio, l’intervista a Paolo Rodari, vaticanista de La Repubblica.

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tvsvizzera.it/mar/ansa con RSI (TG del 17.11.2020)

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