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Il corallo sostenibile di Torre del Greco

La raccolta viene fatta ormai a mano da sommozzatori specializzati Keystone / Dennis M. Sabangan

Alle falde del Vesuvio si trova Torre del Greco, una cittadina che da inizio Ottocento è una delle capitali mondiali della lavorazione del corallo. Ancora oggi il lavoro artigianale sulla preziosa pietra rossa è legato a una tradizione vecchia due secoli. Ma grazie a una nuova generazione di artigiani si pone sempre più attenzione alla sostenibilità.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 agosto 2021 - 16:00
Mario Messina

Il tradizionale corno napoletano, si sa, porta fortuna. Non sempre, però. Per funzionare deve avere determinate caratteristiche. La tradizione parla chiaro: per agire deve essere “tuosto, stuorto e cu 'a ponta” (rigido, storto e con la punta) e di colore rosso. Se poi è fatto di corallo è anche meglio perché quello è il materiale che conferisce al corno un maggiore potere nello scongiurare il malaugurio e proteggere le donne in dolce attesa.

Per trovare il corallo giusto con cui costruire un perfetto corno napoletano non bisogna spostarsi troppo dalla città partenopea. Basta viaggiare 20 minuti in direzione del Vesuvio e fermarsi a Torre del Greco, il paesone di 82'000 abitanti famoso nel mondo della gioielleria per la qualità della lavorazione del corallo.

“Ad oggi in città sono presenti una sessantina di aziende specializzate nella lavorazione del corallo. Molte sono attive da diverse generazioni” spiega Brunella Mazza, consigliere di Assocoral, l’Associazione nata negli anni Settanta con lo scopo valorizzare e tutelare tutto quanto attiene l’artigiano e l’industria del corallo a Torre del Greco.

Un legame antico

Il legame tra la città vesuviana e la pietra rossa è assai antico e si perde nella storia (e nella leggenda). 

Quando, a partire dal 1400, il corallo iniziò ad assumere il valore di pietra preziosa decorativa che ancora oggi gli viene assegnato, diversi pescatori del Mediterraneo iniziarono a specializzarsi nella sua raccolta. Tra questi, negli anni successivi, spiccarono i pescatori di Torre del Greco.

Con le loro coralline (le tipiche navi adibite alla pesca del corallo) i pescatori torresi si spingevano fino al mar di Sardegna e nelle acque al largo delle attuali Tunisia e Algeria portando a casa grandissime quantità di corallo da vendere sul mercato.

Fino a inizio Ottocento, infatti, i pescatori torresi si limitavano alla pesca del corallo, non anche alla sua lavorazione.

Un giorno però nel paese alle falde del Vesuvio arrivò tale Paolo Bartolomeo Martin, incisore francese di origini genovesi scappato da Marsiglia per sfuggire alla crisi scaturita dalla Rivoluzione Francese.

Nel 1805 ‘o marsigliese, come veniva chiamato dai torresi, riuscì a ricevere da Ferdinando IV la concessione necessaria ad aprire la prima fabbrica cittadina per la lavorazione del corallo. Soltanto cinque anni dopo la sua ditta contava oltre 200 lavoratori.

Il giro d’affari era talmente grande che molti di questi decisero di mettersi in proprio e fare concorrenza al marsigliese. Buona parte degli attuali artisti del corallo di Torre del Greco sono gli eredi di quei primi artigiani.

Questa la storia certa. Poi c’è la leggenda, che vuole che ‘o marsigliese in un primo momento non volesse stabilirsi definitivamente a Torre del Greco. Paolo Bartolomeo Martin si sarebbe trovato lì per chiudere alcuni affari in attesa che la situazione in patria si stabilizzasse.

Un giorno però, mentre si trovava nel porto cittadino, incrociò lo sguardo di una bellissima giovane del posto, sorella di un pescatore. Se ne innamorò follemente e non volle mai più lasciarla. Né lei né la città.

Se a tenerlo legato per sempre al Vesuvio fu l’amore per la giovane donna o le straordinarie potenzialità economiche di Torre del Greco non lo sapremo mai. Ciò che sappiamo è che la sua decisione portò i suoi frutti.

Nel giugno del 1878 la domanda di corallo di Torre del Greco era talmente alta che per rispondere alla necessità di formare nuovi e sempre più competenti artigiani fu istituita la Real Scuola d’incisioni sul corallo e di Arti Decorative Industriali (attiva ancora oggi come Liceo Artistico, unico in Italia ad avere come indirizzo di studio “L’arte del corallo” e che nelle sue aule ospita il Museo del Corallo e del Cammeo).

Quando nel 1888 i commercianti torresi Bartolomeo Mazza e Luigi Gentile decisero di spingersi verso il mare del Giappone per acquistare il corallo proveniente da quel Paese, Torre del Greco divenne ufficialmente la capitale mondiale del corallo.

L'arte del cammeo

Una delle specializzazioni dei mastri artigiani torresi è quella del Cammeo, la tecnica di incisione che permetta la creazione di gioielli e amuleti dal corallo e dalla conchiglia.

L'incisione su cammeo è un'arte antichissima che ancora oggi viene praticata in maniera artigianale con una tecnica tramandata di genitori in figli e che oggi si vuole rendere patrimonio dell’Unesco.

“Nel 2016 un gruppo di cittadini di Torre del Greco, non solo del nostro settore, ha deciso di presentare la candidatura all’Unesco della lavorazione artigianale del Corallo e del Cammeo di Torre del Greco come patrimonio immateriale dell’umanità”, spiega Brunella Mazza di Assocoral.

“L’iter per la candidatura è stato attivato – continua Mazza – e speriamo che presto questo prezioso patrimonio di conoscenza e competenze venga riconosciuta a livello internazionale. Intanto, però, noi non ci fermiamo. C’è tanto ancora da fare”.

Un occhio di riguardo per la sostenibilità

Brunella Mazza e suo fratello Salvatore fanno parte della nuova generazione di artigiani torresi che ha unito alla tradizione un forte interesse per l’innovazione e la sostenibilità.

“Una delle novità più importanti degli ultimi anni – spiega Brunella Mazza – sta nell’attenzione che gli artigiani di categoria di Torre del Greco hanno posto alla questione di una raccolta sostenibile del corallo”.

Fino a qualche decennio fa il corallo veniva pescato con delle reti e grazie all'ausilio di uno strumento meccanico chiamato Croce di Sant'Andrea. Questo strumento veniva trainato dalle navi con lo scopo impigliare i rami di corallo tirandoli via con tutta la roccia.

“Oggi – conclude Mazza – il corallo che viene lavorato dagli artigiani di Torre del Greco viene raccolto grazie all’ausilio di sub professionisti che utilizzano una tecnica di raccolta sostenibile che non provoca la distruzione del fondale. E soprattutto permette la ricrescita in loco delle formazioni coralline. Che è essenziale per tenere insieme la tradizione della lavorazione del corallo di Torre del Greco alla sostenibilità ambientale”.

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