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Prima del TG Il Cinegiornale ritorna… online

Nato nel 1940 per controbilanciare la propaganda nazista, il Cinegiornale è stato proiettato nelle sale cinematografiche svizzere fino al 1975. Lo storico magazine può essere ora riscoperto online.

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 Già prima del TG della televisione, esisteva un'informazione in immagine: il CinegiornaleLink esterno, un rotocalco settimanale che veniva proiettato nei cinema.

L'Archivio federale e la Cineteca svizzera di Losanna hanno incaricato Memoriav, associazione per la salvaguardia della memoria audiovisiva svizzera, di digitalizzare questo materiale storico per metterlo onlineLink esterno.

Un figlio della guerra

Il Cinegiornale svizzero nasce nel 1940, in piena Seconda guerra mondiale. Già da alcuni anni - prima del film principale - nei cinema svizzeri passavano brevi comiche d’oltre oceano o i cinegiornali stranieri. Le rassegne di informazione più viste erano diverse per regione linguistica e prodotte rispettivamente dalla Pathé in Francia, dall’Istituto Luce di Roma o dalla tedesca Ufa.

Una situazione insoddisfacente per il Consiglio federale, che per questo incarica una piccola società di produzione di Ginevra di realizzare settimanalmente un filmato da diffondere nelle sale svizzere.

“Bisognava opporre qualcosa alla propaganda nazifascista che aveva scoperto per sé l’efficacia del cinema come strumento di comunicazione di massa”, spiega Christoph Stuehn, direttore di Memoriav e responsabile del progetto di digitalizzazione.

L’appuntamento al cinema

Già dall’inizio si garantisce la realizzazione di un compendio di circa otto minuti settimanali nelle tre lingue ufficiali. Il suo compito: prima ancora che informare sullo stato della guerra, parlare della Svizzera e contribuire a far conoscere la patria ai propri cittadini. Il cinema diventa uno strumento della cosiddetta “difesa spirituale”, dunque il rafforzamento della coesione e dell’identità nazionale.

Nei 35 anni seguenti vengono prodotte 1’651 edizioni del Cinegiornale. Fino al 1948 tutti i contenuti sono vistati dalla censura militare. Ma anche negli anni seguenti il formato è rimasto invariato: quattro servizi di circa due minuti che si occupano di politica, costume e sport. L’attualità non è determinante: i tempi di produzione sono ancora lunghi; oggi parleremmo di una sorta di “magazine”.

Nel 1975 termina questa avventura su celluloide: l’avvento della TV mette in crisi il cinema. Il nuovo media, già operante in Svizzera dal 1953, raggiunge in quegli anni praticamente tutte le economie domestiche. Il compito del Cinegiornale si esaurisce per decreto di chi lo ha voluto: il Consiglio federale. È la politica federale che ha, infatti, voluto e finanziato questo canale di informazione, ma che parallelamente ha sostenuto anche la nascita dell’informazione prima radiofonica e poi televisiva.

Anche nella Svizzera italiana

“Il lavoro di documentazione, avvenuto per la digitalizzazione e la messa in rete del Cinegiornale, ha incontrato alcune difficoltà – ci spiega ancora Christoph Stuehn – in particolare per quel che riguarda la versione italiana”. Inizialmente, infatti, veniva realizzata una sola copia che circolava per essere proiettata dal Cinematografo di Chiasso all’allora Cinema Tremola di Airolo, passando per lo Splendid di Lugano e il Pax di Locarno.

Nei luoghi più discosti, come al Cinema Rio di Poschiavo, la copia arrivava solo sporadicamente e soprattutto con alcune settimane di ritardo. E soprattutto: al termine del periplo le bobine non venivano conservate.

Solo a partire dal 1956 viene archiviata anche una copia in lingua italiana, le precedenti sono scomparse. Dei primi 16 anni sono rimaste così solo le schede dattiloscritte con i testi, redatti in un italiano ormai desueto.

Perduta è invece la sonorizzazione dei primi anni; dalle versioni in tedesco e francese, come da quelle meno recenti in lingua italiana scopriamo però una tecnica particolare caratterizzata dall’impiego di molta musica, che sostituisce l’assenza del suono in presa diretta, e dalla particolare enfasi nella lettura.

Grazie al progetto federale di salvaguardia, questo patrimonio visivo viene ora reso progressivamente accessibile in rete al sito Memobase.chLink esterno, la banca dati di Memoriav.

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