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Il certificato Covid può attendere

Guy Parmelin: "Troppe tensioni, vanno rispettate le opinioni diverse". Keystone / Anthony Anex

Il governo federale prende tempo in merito a un'eventuale estensione dell'obbligo del certificato Covid (green pass) a ristoranti, cinema e altri spazi interni.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 settembre 2021 - 20:08
tvsvizzera.it/spal con Keystone-ATS

L'esecutivo ha fatto sapere che, alla luce dell'attuale situazione epidemiologica, non ritiene che sia ancora il momento per introdurre queste misure. Ma se l'evoluzione dei contagi lo richiederà, è pronto ad imporre il certificato nei locali pubblici al chiuso, come del resto hanno già previsto diversi paesi europei.

Quadro in evoluzione

Gli scenari sono comunque in movimento e sullo sfondo resta più di un'incertezza al riguardo: contrariamente a quanto inizialmente affermato da Patrick Mathys, dell'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), Berna ha precisato in serata che i cantoni hanno la facoltà di rendere obbligatorio il passaporto verde.

Inoltre, l'occupazione dei letti nei reparti di terapia intensiva in alcune regioni resta molto elevata, tanto che alcuni ospedali hanno iniziato a rimandare interventi non urgenti e a indirizzare pazienti verso altri nosocomi.

La prospettiva di un incremento delle infezioni in autunno, quando inevitabilmente le persone trascorreranno maggior tempo al chiuso, è reale ma non è neanche escluso che la situazione epidemiologica si stabilizzi, soprattutto grazie all'aumento della quota dei vaccinati.

Il rinvio del green pass quindi potrebbe quindi essere un rischio calcolato: in caso di necessità il Consiglio federale si riserva di reagire tempestivamente.

Parmelin preoccupato per le tensioni

Ma potrebbe esservi un'altra chiave di lettura. La proposta di estensione del certificato, posta in consultazione la settimana scorsa dal Consiglio federale, era stata accolta favorevolmente dai Cantoni e da molte organizzazioni, sociali, sportive e culturali ma apparentemente Berna non sembra voler prendere una decisione destinata verosimilmente a suscitare opposizioni, più o meno circoscritte nel paese (come peraltro emerso dalla consultazione).

Lo confermerebbe indirettamente la severa presa di posizione odierna del presidente Guy Parmelin che, davanti ai media, ha voluto sottolineare che "il nemico è il virus e non le cittadine e i cittadini che hanno un'opinione diversa".

Il consigliere federale si è detto preoccupato per l'aumento delle tensioni, sfociate negli episodi spiacevoli di questi giorni, in particolare minacce, che hanno avuto per protagonisti involontari alcuni esponenti politici: il ministro della Sanità Alain Berset gira ora con diverse guardie del corpo e la politica zurighese Nathalie Rickly è stata aggredita con del liquido da una militante no-vax.

"Ognuno di noi ha il diritto di farsi un'opinione - ha precisato Guy Parmelin - ma nessuno deve subire delle aggressioni, perché il suo punto di vista non è condiviso da altri. Il dibattito e la critica sono accettabili, ma non il disprezzo e nemmeno la violenza".

Con l'estensione dell'obbligo del certificato, ha in proposito ricordato Berna, si vogliono evitare chiusure e limitazioni drastiche alla vita sociale ed economica, come avvenuto soprattutto nel corso della prima ondata pandemica, nella primavera dello scorso anno.

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