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Il caro carburanti cambia le abitudini di guida

Oltre frontiera i distributori minacciano scioperi contro il "decreto carburanti"; nei distributori di confine la clientela svizzera ha fatto la differenza.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 gennaio 2023 - 14:53
Simone Della Ripa

Il ripristino delle accise sul carburante in Italia ha dato uno scossone non indifferente al lavoro, quindi agli incassi anche dei distributori delle province lombarde e piemontesi che confinano con il Ticino. Tutto questo mentre a Roma si susseguono incontri tra le associazioni di categoria ed il Governo italiano che, da parte sua, cerca di scongiurare un paventato sciopero per la fine di gennaio.

Si è detto molto sul caro carburanti in Svizzera, sulle convenienze di prezzo – almeno fino allo scorso 31 dicembre – nel fare il pieno in Italia e Massimo Sassi, presidente della Federazione Autonoma Italiana Benzinai (FAIB) - Confesercenti regionale Lombardia, sede territoriale di Varese, desidera fare alcune precisazioni.

La clientela dalla Svizzera

Dapprima, il rappresentante della categoria per l’area insubrica spiega che nelle grandi città comasche o del Varesotto la clientela svizzera o straniera nel periodo estivo è arrivata ma non in una misura così massiccia perché questa "categoria" si riforniva generalmente nei distributori italiani ma in quelli a ridosso del confine. Ed infatti questo è ciò che hanno affermato nelle scorse ore alcuni gerenti delle pompe di benzina in queste aree che sono tornate ad avere numeri ordinari, talvolta con meno clienti di prima dati i rincari.

Quello che con il taglio delle accise ha fatto la differenza in città come Varese, Como o Verbania – tornando al 2022 invece – non sono stati solo le auto con targhe svizzere ma anche e soprattutto la clientela italiana, frontalieri compresi, che hanno trovato più conveniente rifornirsi dove abitano registrando differenze di prezzo con la Svizzera che in alcuni casi raggiungevano i 25 o 30 centesimi di euro al litro.

Tutto questo è stato spazzato via per effetto di un decreto che sta infiammando la politica italiana, anche nella stessa maggioranza di Governo, ed anche i prezzi generali con rincari importanti.

Gli automobilisti cambiano abitudini

Sassi, che gestisce un distributore nel centro di Varese, ha spiegato che la clientela si è fatta prudente rispetto al modo di spostarsi in automobile, molto più attenta al proprio portafoglio. Un dato suffragato nei giorni scorsi anche da una ricerca degli analisti di AutoScout24, il più grande marketplace automotive online a livello pan-europeo.

Il caro carburanti – registrano – inizia ad avere un impatto sulle abitudini quotidiane di utilizzo dell'auto, come confermato dal 42% del campione, ma in futuro potrebbe aumentare sensibilmente (69%) se il costo dovesse aumentare ulteriormente. "Una situazione importante visto il ruolo centrale dell’auto nella vita delle persone: la maggior parte – scrivono – usa l’auto più di 5 giorni a settimana (73%), tanti percorrono più di 10'000 chilometri all’anno (69%), quasi sei su dieci spendono in media tra i 100 euro e i 300 euro al mese di carburante e per il 15% supera i 300 euro".

Il cambiamento per l’analisi statistica "riguarda l’adozione di comportamenti virtuosi come la scelta accurata del distributore in base al prezzo più economico, passata dal 27% di luglio 2022 a ben il 61%, e la tendenza a fare rifornimento esclusivamente al self-service, cresciuta dal 29% all’attuale 58%. Cresce anche la quota di chi guida in modo “soft” per ridurre i consumi (37%) e il 27% usa l’auto solo se strettamente necessario. Ma c’è anche chi ha iniziato a usare le app dedicate o il web per individuare le stazioni più economiche (16%)".

Le trattative romane e lo spettro di una serie di scioperi 

A Roma si susseguono tavoli tecnici ormai ogni giorno. Quello di martedì 17 gennaio 2023 ha visto la partecipazione per i gestori delle stazioni di servizio di FAIB Confesercenti, Fegica e Fegisc-Anisa Confcommercio. Queste, deluse dal decreto Legge sulla trasparenza dei prezzi pubblicato sabato 14 gennaio, hanno chiesto modifiche al provvedimento altrimenti confermeranno lo sciopero del 25 e 26 gennaio 2023.

Le sanzioni di cui parla Sassi nella sua intervista a Tvsvizzera, il nodo dell’esposizione di cartelli con i prezzi di riferimento regionale, l’assioma secondo il quale la speculazione avviene alla pompa, sono tutti temi che dovranno essere dipanati nelle prossime ore. "Veniamo da un tavolo che riteniamo sufficientemente esaustivo rispetto alle richieste, la mobilitazione resta in atto e lo sciopero è ancora congelato", ha detto il presidente della Faib Confesercenti, Giuseppe Sperduto, al termine del tavolo tecnico al ministero delle Imprese e del made in Italy.

"L'impegno da parte del Governo è importante, ci ritroveremo a breve" ha aggiunto riferendosi all'incontro di giovedì prossimo. Ancora, in una nota congiunta martedì sera Fegica e Figisc/Anisa dopo l'incontro con l'Esecutivo, hanno riferito che "in attesa delle valutazioni del Governo, lo sciopero previsto per i giorni 25 e 26 gennaio è confermato. Per fare emergere serietà e competenza richiesta c'è tempo fino al minuto prima della chiusura degli impianti".

Sfumature diverse, mentre sul tavolo arrivano soluzioni da discutere come una App pubblica per favorire la scelta dei benzinai da parte degli automobilisti. Giovedì il nuovo round. 

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