Navigation

Cassis insiste: l'accordo quadro con l'Ue è prioritario

I primi cento giorni di Ignazio Cassis al DFAE celebrati all'USI di Lugano Keystone


L’accordo con l’Unione europea è prioritario, secondo quanto ha ribadito oggi il consigliere federale Ignazio Cassis a Lugano.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 febbraio 2018 - 18:39
tvsvizzera/spal

Davanti a una platea di oltre 250 persone il neo ministro ticinese ha stilato un bilancio dei suoi primi cento giorni (in realtà sono 92) alla testa del Dipartimento degli affari esteri (DFAE) e in proposito si è concesso una battuta (“vivo a Berna ma non sono bernese e ho anticipata questa conferenza stampa di qualche giorno”).

Rafforzare le relazioni con l'Ue

Nel suo intervento il politico luganese ha delineato gli indirizzi del suo dipartimento che vede ai primi posti proprio il rafforzamento delle relazioni con l’Europa e, in particolare, con i paesi vicini. E proprio attorno ai complicati rapporti con l’Ue Ignazio Cassis ha ripetuto concetti espressi mercoledì al termine della seduta del Consiglio federaleLink esterno: il 2018 potrebbe essere un anno decisivo per giungere a un accordo istituzionale che garantirebbe all’economia elvetica l’accesso integrale al mercato unico.

Contenuto esterno


“Il Consiglio federale continua a volerlo e l’Ue anche, dobbiamo quindi trovare una strada comune”. E a supporto della necessità dei negoziati l’ex capogruppo PLR ha snocciolato una serie di cifre e dati, a partire dal miliardo di franchi che rappresenta l'ammontare degli scambi commerciali quotidiani tra la Confederazione e i Ventotto. “Un terzo di quello che avete nel portamonete è legato alle relazioni economiche con l’Ue - ha precisato Cassis - e 1,5 milioni di posti di lavoro dipendono dall’export verso questi paesi". Detto altrimenti “la Cina, per quanto grande, pesa nell'interscambio quanto Baden-Württenberg e Baviera, così come la Lombardia equivale all’intero Giappone”.

La posta in gioco

Naturalmente, ha ribadito Ignazio Cassis, un’intesa non va ottenuta ad ogni costo (“Non siamo disposti a firmare un cattivo accordo”) ma nel contempo bisogna essere coscienti del prezzo da pagare. “Il mio ruolo – ha continuato - è quello di fornire tutti gli elementi necessari per decidere, indicando anche i costi di un eventuale rifiuto. Sarà poi verosimilmente il popolo a pronunciarsi in tutta libertà”. Ma non bisogna neanche drammatizzare, “non siamo alla vigilia del voto” e i negoziati su questo genere di questioni richiedono tempo.

Va inoltre considerato che negli ultimi 5 anni lo scenario è completamente mutato. L’Europa non è più quella del 2012, afflitta dalla crisi del debito e con la Grecia sull’orlo del baratro. E la Brexit ha compattato l’Ue che ora è meno disposata a concedere eccezioni (“Se qualcuno pensava che la Svizzera avrebbe potuto approfittare del vito britannico si sbagliava”). Del resto “la Svizzera non sparirà se non ci sarà un accordo quadro istituzionale che regoli i rapporti con l’Ue” ma dobbiamo essere "responsabili di fronte ai giovani” e agli imprenditori che “vogliono sicurezza del diritto e prevedibilità” per operare sul mercato europeo.

Casellario giudiziale e aiuto allo sviluppo

Il titolare del DFAE ha anche risposto riguardo ai recenti rilievi della Commissione europea su alcune restrizioni poste dai cantoni alla libera circolazione, come l'estratto del casellario giudiziale richiesto in Ticino per i permessi di dimora e di lavoro per frontalieri. “Ci sono decisioni prese in Svizzera che non sono conformi alle aspettative dell’Unione europea”, ha riconosciuto Ignazio Cassis. “Durante le trattative vengono tracciate delle linee rosse ma non è questo il caso di cui si parla poiché il Consiglio di Stato ticinese è pronto a revocare” la misura una volta che sarà firmato l’accordo fiscale sui frontalieri.

Il neo consigliere federale ticinese si è infine soffermato sull’aiuto allo sviluppo promosso dal suo dipartimento, oggetto in passato (anche recente) di polemiche e pressioni da parte di alcune forze politiche. L’impegno svizzero in favore dei paesi economicamente meno progrediti “sarà soprattutto a livello di governance”, ha precisato Ignazio Cassis, e si cercherà di favorire l’efficacia degli interventi delle autorità (“si vuole agire soprattutto sulla qualità e la coerenza dell’azione”). Negli ultimi anni – ha proseguito il capo del DFAE - si è proposto il tema della migrazione e anche in questo ambito si intende agire perché “è interesse della Confederazione sostenere i paesi” da cui provengono i flussi migratori.  

Contenuto esterno


Link:

-la conferenza stampa sul sito del DFAELink esterno

-La politica europea della SvizzeraLink esterno


   

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: tvsvizzera@swissinfo.ch

Partecipa alla discussione!

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.