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I padiglioni “meglio da fuori”

di Stefano Paolo Giussani

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I semi malesi

Nella varietà dei padiglioni, alcuni stupiscono per le scelte esterne ma deludono all’interno. Ne è un esempio la Malesia. Esteticamente la struttura cattura l’attenzione del pubblico, in particolare per la singolare forma a quattro grandi semi. Il viaggio all’interno del padiglione, inizia con un video che vuole presentare i paesaggi naturali malesi, scivolando però sulle immagini del gran premio di moto, assolutamente fuori luogo. Una ricostruzione in vetroresina di una tipica foresta pluviale e l’esposizione di prodotti curativi non offrono niente di più di quello che già si conosce sul paese orientale. Uno spunto di risveglio, tardivo, la proiezione del recupero faunistico nel deserto del teatrino conclusivo.

Alberi in Vietnam

Anche il Vietnam punta sul legno con fiori di loto che adornano lo specchio d’acqua che circonda la struttura. Alla creatività esterna, non corrisponde però altrettanta originalità all’interno con oggetti d’arte e ceramiche che rendono il percorso espositivo monotono e poco chiaro, con il pubblico che scivola via verso l’uscita in pochi minuti. I tre spettacoli al giorno di musica locale e le figure della tradizione, sembrano l’unica attrazione all’interno dell’edificio, sicuramente non abbastanza per i temi dell’esposizione universale.

Il vuoto sloveno

Un altro caso è quello della Slovenia. Collocato all’incrocio tra cardo e decumano, il padiglione ha una forma a triangoli che ricordano la varietà del suo territorio. La struttura, costruita in legno e vetro, è circondata da orti che presentano la vegetazione tipica del paese balcanico, uno dei più verdi d’Europa. Partendo proprio da questa ricchezza, è deludente l’interno del padiglione. Tra la storia delle saline slovene, dove il processo di produzione del sale è ancora manuale, l’apicoltura, le acque termali e il dipinto che rimanda alle Grotte di Postumia, troviamo infatti una zona con degli sci che sconcertano non poco il visitatore. L’aeroplano sospeso al soffitto è tra i pochi al mondo a propulsione elettrica. Era davvero necessario, con la grande ricchezza boschiva del paese, rendere l’interno così asciutto? Evidentemente l’opportunità di pubblicizzare lo sviluppo economico e turistico ha prevalso sul tema di Milano, perdendo di vista il vero appuntamento con la storia.

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