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Bebe Vio, la regina del 2016

La campionessa paralimpica Bebe Vio durante un incontro con gli studenti del Liceo Alfieri a Torino lo scorso 20 dicembre ANSA
Questo contenuto è stato pubblicato il 27 dicembre 2016 - 10:19
Massimo Donelli


Stavolta non c’è gara.

Nemmeno un po’.

Stavolta non possono esserci dubbi.

Nemmeno uno.

Stavolta non si discute.

Neanche per scherzo.

Il personaggio italiano del 2016 è lei.

E non può essere nessun altro.

Giù il cappello davanti alla signorina Beatrice VioLink esterno, detta Bebe, 19 anni, fuoriclasse della scherma che, dal 2011 in poi, ha sempre vinto: Europei, Mondiali e, quest’estate, ParalimpiadiLink esterno.

Ma, soprattutto, ha fatto vincere la vita.

La sua.

Colpita e sfregiata (sulle guance, sul corpo) dalla meningiteLink esterno all’età di 11 anni…

… Bebe ha evitato la morte solo pagando un prezzo altissimo: infatti…

… le hanno amputato le gambe (fin quasi al ginocchio)…

… e le braccia (fino al gomito)…

… costringendola in un letto d’ospedale per ben 104 giorni.

Eppure…

… lei, una bimba…

… non si è mai arresa.

Mai.

Nemmeno per un istante. 

“Ho sempre saputo che avrei potuto ricominciare a fare scherma. Quando l’ho chiesto ai medici mi hanno, diciamo, sputato in un occhio. Quando l’ho chiesto a quelli delle protesi, si sono messi a ridere. Però io fin da subito ho capito che sarei riuscita a ritornare”, ha raccontato nel 2013 in una bellissima intervistaLink esterno.

Ed è tornata.

Eccome se è tornata.

Alla grande!

Non solo ha riguadagnato la pedana.

Non solo ha battuto quasi tutte le avversarie che l’hanno sfidataLink esterno

Ma, addirittura, si è presa la scena mediatica internazionale divenendo un simbolo, un esempio, un mito in tutto il mondo.

Ha aperto un sito webLink esterno (nella home pageLink esterno campeggia la scritta: “La vita è una figata!”)

Ha girato l’Italia per tenere incontri motivazionaliLink esterno.

Ha incontrato a Bruxelles (2012) il presidente del Parlamento europeoLink esterno, Martin SchulzLink esterno.

Ha scritto (2015) il libro autobiografico Mi hanno regalato un sognoLink esterno (sottotitolo: La scherma, lo spritz e le Paralimpiadi).

Ha incontrato a Washington (2016) il presidente degli Stati Uniti, Barack ObamaLink esterno, strappandogli un selfieLink esterno durante il ricevimento alla Casa BiancaLink esterno, lui in smoking e lei fasciata in un fantastico abito da seraLink esterno.

Ha posato, senza protesi, per la campagna mondiale contro la meningiteLink esterno, davanti all’obiettivo di Anne GeddesLink esterno: “Non ho paura della fisicità. Come non mi dispiacciono le cicatrici che ho sul viso. Quando vado in tv, al trucco insistono per coprirle. Sono stata a Parigi alla sfilata di Dior ispirata alla scherma, e anche lì volevano mascherarle. Ma anche quelle fanno parte di me. Come gli occhi verdi che ho preso da mamma”.

E i suoi occhi verdi hanno tenuto banco in tutte le trasmissioni tv, da MediasetLink esterno, a RaiLink esterno, a SkyLink esterno.

Un inno alla vita, Bebe.

Uno sguardo bellissimo che esprime solo gioia, allegria, positività.

Infatti, parlando con il Corriere della seraLink esterno, ha tenuto a far sapere: “Non chiamatemi poverina: la compassione può essere peggiore dell’indifferenza. Noi amputati non siamo inutili. Anzi, possiamo esservi d’aiuto. Se vi svegliate che fa freddo, piove e c’è traffico, non pensate: che giornata del cavolo. Una giornata del cavolo è svegliarsi con le gambe gonfie, non poter mettere le gambe artificiali e dover uscire in carrozzina”.

E poi (per essere ancor più chiara): “Tra noi ci prendiamo in giro: “Handicappato, ti muovi?”. Ci ridiamo su. L’autoironia ci fa bene. Disabile è chi si sente disabile, chi passa la giornata sul divano perché pensa di non saper fare più nulla. Definirebbe disabile un grande italiano come Alex Zanardi? Si è preso a cuore la mia storia quand’ero un mezzo cadavere, e nessuno credeva in me. È stato importante anche l’incontro con Oscar Pistorius. Ha fatto una cosa terribile, ed è giusto che paghi. Ma io spero che dopo aver espiato possa tornare ad aiutare gli altri, come ha fatto con me”.

Stop.

Serve, forse, aggiungere altro?

Questa, signore e signori, è Bebe.

Italiana dell’anno 2016.

Meritatamente, no?

Standing ovationLink esterno, prego.

Segui @massimodonelliLink esterno


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