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Grandi Navi fuori da Venezia, ma il percorso in Laguna è più dannoso

Arrivare davanti a San Marco in nave da crociera è sicuramente un'esperienza unica, ma l'impatto sulla Laguna è devastante. Copyright 2019 The Associated Press. All Rights Reserved

La decisione di far transitare le Grandi Navi nel cosiddetto "Canale dei petroli" rischia di essere una soluzione di ripiego che potrebbe peggiorare la situazione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 agosto 2021 - 08:45
Enrico Marra

Il cesello del Palazzo Ducale, sovrastato da una Nave di centinaia di migliaia di tonnellate di stazza, è uno sfregio. Un tema che da decenni solleva le proteste dei veneziani e a cui tutto il mondo si è appassionato.

Il Governo Draghi, per decreto, in parte approvato dal parlamento e che diventerà legge a settembre, ha vietato l’ingresso delle Grandi Navi a Venezia dal primo agosto, mettendo fine all’immagine intollerabile della profanazione del Bacino di San Marco da parte dei giganti dal grande pescaggio.

Tuttavia, sorprendentemente, l’attuazione del decreto governativo potrebbe peggiorare le cose, come spiega nell'intervista il professor Angelo Marzollo, per anni funzionario Unesco e direttore di diversi progetti di tutela dell’ecosistema lagunare veneziano e da anni impegnato nelle battaglie contro le Grandi Navi.  

Il percorso alternativo per il passaggio delle Grandi Navi lontano da Venezia - sulla carta provvisorio, ma che in assenza di alternative a portata di mano, è destinato a trascinarsi a lungo - , è il transito nel lungo Canale Malamocco-Marghera, famigerato per molti veneziani che lo hanno ribattezzato “Canale dei petroli”, profondamente scavato in Laguna per consentire alle petroliere provenienti dall’Adriatico, di raggiungere le raffinerie di Porto Marghera, passando dalla bocca di porto di Malamocco.

Lo scavo del canale dei petroli è ritenuto responsabile dell’appiattimento e il conseguente abbassamento del fondale lagunare a Sud con gravi conseguenze ambientali, tra cui l’aggravamento del problema delle acque alte.

Il problema fanghi

L’intenso traffico delle Grandi Navi da crociera nel canale dei petroli, attraverso tutta l’estensione della Laguna Sud, con più di mille passaggi l’anno, smuoverebbe i depositi fangosi del fondo lagunare che andrebbero a convogliarsi nel canale stesso ad ogni passaggio delle navi, risucchiati dalla scia che si richiude a poppa degli enormi scafi.

Per garantire la navigabilità, il canale andrebbe continuamente scavato e i fanghi della laguna, accumulati in migliaia di anni, sarebbero dragati e gettati in mare.

Per capire l’importanza della Laguna per la stessa sopravvivenza di Venezia, basti pensare che questa è il prodotto, già di per sé instabile, del conflitto impetuoso tra le acque fluviali che vi confluiscono e le maree che da lato opposto gli si contrappongono, sbordando le barriere naturali dei lidi.

Delicato equilibrio

Un sistema naturale che la Serenissima Repubblica di Venezia è riuscita a salvaguardare per dieci secoli.

Se una delle due forze dovesse prevalere sull’altra, la Laguna sparirebbe e in un caso, se vincesse il mare, Venezia sarebbe spazzata via dalle mareggiate, contrariamente se dovessero prevalere i fiumi, con i loro sedimenti, la città si troverebbe presto immersa in una palude e poi, le caratteristiche barene, i monticelli che affiorano e spariscono in base alle maree, lascerebbero il posto a un’estesa campagna.

Paradossalmente, il percorso delle Grandi Navi attraverso il Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca, vietato dal decreto del primo agosto, ha un impatto idrogeologico limitato.

I canali sono brevi, profondi e scarsamente interessati dal problema dei fanghi sul fondale.

D’altra parte, le violente onde di profondità provocate dalle potenti eliche, stavano sbriciolando le fondamenta della città, fatte di pietra e legno, e con le onde di superficie, contribuivano a scrostare la parte bassa degli edifici storici.

Un turismo da ridefinire

In qualsiasi caso il passaggio delle Grandi Navi è una seria minaccia, per questo i movimenti popolari veneziani si battono da decenni perché restino fuori dalla Laguna.

Sarebbe l’unica soluzione efficace per salvare Venezia che dovrebbe andare di pari passo con un diverso godimento della città, anche da parte del turismo, sempre più di massa, di giornata.

Che restituisce la visione mediocre di una civiltà antica, quando invece avrebbe valore. Un mondo che, non solo i veneziani, ma la cultura di tutto il mondo ha sempre apprezzato.

Finora nessun progetto in tal senso si è reso concreto, la battaglia continua.

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