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Girano troppi certificati falsi

Il certificato sul telefonino.
Migliaia di certificati falsi sono stati emessi in tutta la Svizzera. Keystone / Ennio Leanza

Procurarsi un certificato covid falso per qualche centinaio di franchi. Quelli che sembravano casi isolati cominciano a sommarsi. Si parla ormai di diverse migliaia di certificati falsi in circolazione in tutta la Svizzera. Ma come mai i truffatori hanno vita così facile? Cantoni e Confederazione si rimpallano le responsabilità.

Alcuni l’hanno fatto gratis, per gli amici, altri hanno scoperto una macchina da soldi, c’è chi paga 500 franchi e più per ottenere un certificato falso nel giro di 24 ore invece di farsi vaccinare. Il caso più eclatante fino ad ora è stato segnalato a Sciaffusa dove un impiegato del centro di vaccinazione cantonale avrebbe intascato oltre 100’000 franchi vendendo certificati falsi.

Lo ha fatto per settimane, indisturbato. Ora rischia diversi anni di detenzione per falsità in documenti. E questo caso non è un’eccezione. Nel canton San Gallo sarebbero addirittura ottomila i certificati falsificati. I contraffattori lavoravano in centri di test privati e quindi avevano accesso al sistema nazionale di rilascio dei certificati. Coloro che lavorano nei centri di vaccinazione cantonali non hanno accesso a questo sistema.

Il fenomeno riguarda ormai quasi tutti i cantoni. E allora dove sta la falla nel sistema? Per il presidente dell’Associazione dei medici cantonali Rudolf Hauri, troppe persone hanno accesso alla piattaforma della Confederazione per emettere i certificati, per vaccinati, guariti o testati. 

Non sarà un via libera a delinquere – ma per Hauri – si può dire che i truffatori hanno vita facile. Nel Giura bernese ad esempio sono stati impiegati di un ospedale ad emettere un centinaio di certificati fasulli, a Friburgo è stato un collaboratore di un centro di test. Troppe persone dunque con un certificato a portata di clic, e difficile risalire all’autore della truffa, un problema che molti cantoni hanno segnalato da mesi alla Confederazione. Con scarsi risultati. Patrick Mathys, dell’ufficio federale della sanità pubblica si difende: le priorità erano altre: “Abbiamo dovuto aggiornare costantemente il certificato e il parlamento ci ha affidato sempre nuovi compiti. Quindi – ha aggiunto Mathys – la questione degli accessi al sistema è passata un po’ in secondo piano ma ci stiamo lavorando”. 

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