Ginnastica Abusi nello sport, ci vuole un centro d'aiuto indipendente

anelli in una palestra

Le testimonianze di otto ex ginnaste di alto livello hanno creato uno choc in tutto il paese.

© Keystone / Gaetan Bally

Il Consiglio degli Stati ha accettato martedì una mozione che domanda l'instaurazione di un servizio per sostenere gli sportivi vittime di abusi.

Il testo approvato dalla Camera alta del Parlamento svizzero per 26 voti contro 17 fa seguito alle testimonianze di ex ginnaste di alto livello che si allenavano al centro sportivo nazionale di Macolin e "che mostrano il quadro di una massiccia e sistematica pressione psicologica e fisica, che perdura da decenni, con conseguenze talvolta irreversibili sulla salute delle giovani donne", si legge nella mozioneLink esterno.

Le misure attuate dalla Federazione svizzera di ginnastica dopo i primi casi venuti alla luce nel 2018 "sono chiaramente insufficienti" e per questa ragione la maggioranza dei 'senatori' ritiene necessario creare un servizio di sostegno indipendente dalla Federazione, che garantisca la protezione della personalità.

Gli atleti potrebbero rivolgersi a questo centro per segnalare abusi nel mondo dello sport.

La consigliera agli Stati giurassiana Elisabeth Baume-Schneider ha sottolineato il coraggio delle sportive che hanno rivelato il rapporto tossico con i loro allenatori. Malgrado i provvedimenti presi, gli abusi psichici e fisici sono continuati, ha dichiarato.

Cultura della paura

A denunciare i trattamenti subiti sono state a inizio novembre otto ex ginnaste, che hanno testimoniato in un reportage pubblicato nella rivista Magazin del giornale Tages-Anzeiger. In particolare, hanno parlato della cultura della paura che prevale nel centro sportivo nazionale di Macolin e degli abusi psicologici che hanno subito.

Il limite tra le esigenze legate a questo sport e le molestie è a volte sottile, ma bisogna chiaramente rafforzarlo, ha dichiarato il 'senatore' Hannes Germann, ricordando che le società di ginnastica annoverano 370'000 membri, il 60% dei quali sono donne.

Una minoranza di destra si è opposta alla mozione, mettendo in dubbio l'efficacia di una tale struttura. La Confederazione non può istituire un servizio di mediazione per ogni sport, ha affermato Ruedi Noser.

Damian Müller si è invece chiesto come si possa garantire l'indipendenza di un simile centro, poiché una tale struttura dovrebbe necessariamente fare capo a persone che hanno lo stesso background sportivo.

La maggioranza ha però seguito gli argomenti della ministra dello sport Viola Amherd, convinta sostenitrice della creazione di un centro indipendente. Il dossier deve ora essere trattato dal Consiglio nazionale.

tvsvizzera.it/mar/ats con RSI (TG dell'8.12.2020)

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