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Fumetto Daje forte, Zerocalcare

Il mammuth di Zerocalcare a Rebibbia

Il murale di Zerocalcare a Rebibbia. 

(Wikimedia Commons - Nicholas Gemini)

Da poco più di una settimana è uscito nelle librerie l'ultimo libro di Zerocalcare. La Radiotelevisione svizzera RSI ha incontrato l'artista romano in occasione della presentazione del fumetto a Milano.

Lunedì 13 novembre, giorno di Italia-Svezia. Alla Feltrinelli di Milano Zerocalcare presenta il suo nuovo libro, Macerie prime. Tra me e me penso: di lunedì, in concomitanza con la partita senza appello dell’Italia, e per di più a Milano, non a Roma dove i fumetti di Zerocalcare sono di casa. Insomma, non mi aspetto un grande pubblico. E invece più di ottocento persone se ne stanno pigiate in libreria, nell’attesa di farsi autografare la propria copia. E lui lì a disegnare dediche personalizzate per tutti, fino alle cinque del mattino.

Questa sorpresa mi suggerisce due considerazioni. Primo: da tempo Zerocalcare non è più solo il fumettista degli ideali e delle frustrazioni dei giovani romani, ma è un autore amato in tutta Italia, e non solo. Secondo: a differenza di molti artistoidi che nascono grazie al web e appena diventano famosi si chiudono in elitario snobismo, lui rimane quella stessa persona umile e disponibile che a vent’anni disegnava poster punk per un qualche sperduto centro sociale di Roma.

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Intervista al fumettista Zerocalcare

Dal blog al Premio Strega

Zerocalcare all’anagrafe si chiama Michele Rech, ha trentaquattro anni, con origini francesi ma cresciuto nel quartiere di Rebibbia. Ha iniziato per passatempo, facendo illustrazioni per piccoli eventi e pubblicando storie a fumetti sul suo blog personaleLink esterno. Uno spazio dove raccontare di sé – felpa nera con teschio, sguardo un po’ stralunato, dieta a base di plumcakes – e delle persone che gli stanno attorno. Nel 2011 pubblica il suo primo libro, La profezia dell’armadillo (animale scelto per incarnare la sua coscienza), che ora sta per diventare anche un film.

“Parlo di me perché non ho molta creatività”, si schermisce lui. Eppure in quei racconti così vicini all’autobiografia sa appassionare moltissime persone, anche chi di solito non è avvezzo ai fumetti. Lo fa grazie a un umorismo esilarante (strettamente romanesco), e a un repertorio di riferimenti culturali di massa che ci accomuna tutti, da Star wars alle nostre serie tv preferite.

Sullo sfondo delle sue storie vediamo agitarsi anche uno slancio libertario e altermondista. È una bandiera sbrindellata ma resistente che, senza cadere nella retorica, attraversa tutta l’opera di Zerocalcare: dalle cronache del G8 di Genova all’impegno socio-politico al libro Dimentica il mio nome (2014), che si chiude con un inno alla libertà individuale, oggi minacciata da una sorveglianza tecnologica e culturale globale. Il libro arriva tra i finalisti allo Strega, uno dei premi più prestigiosi per la narrativa italiana, e vince il secondo posto nella sezione Giovani.

un fumetto di Zerocalcare
(zerocalcare.it)

Il reportage da Kobane

Fra il 2014 e il 2015, in piena guerra, Zerocalcare si reca due volte nel Rojava (detto anche Kurdistan siriano), regione autonoma che non viene riconosciuta ufficialmente dal governo della Siria. Il suo viaggio parte dalla Turchia e arriva fino alla città di Kobane, diventata il simbolo della resistenza all’avanzata dell’Isis. Kobane è però anche e soprattutto il cuore della lotta dei curdi siriani, che da anni si battono per ottenere l’indipendenza e fondare uno stato democratico.

a sinistra il fumetto Kobane Calling, a destra ritratto della protagonista, la guerrigliera filo curda Cappuccio Rosso

Il fumetto Kobane calling e la sua protagonista, la guerrigliera filo-curda Ayse Deniz Karacagil.

(Zerocalcare - Kobane Calling)

Zerocalcare realizza due reportage, poi confluiti nel libro Kobane calling (2016). Restando fedele al suo stile, ci porta testimonianza di storie individuali e riesce così a restituire umanità a un conflitto che noi, dal nostro comfort europeo, seguiamo con confuso orrore o, il più delle volte, indifferenza. E infatti uno dei pochissimi volti che ci sono rimasti impressi, fra le migliaia di morti indistinte, è quello di “Cappuccio Rosso”, la ragazza andata a combattere con le guerrigliere del PKK (il partito rivoluzionario dei curdi turchi, dichiarato illegale dal presidente Erdogan) per sfuggire a una vita in carcere.

La voce di una generazione

Ma perché i suoi fumetti ci suonano così familiari? Perché dietro alle gag e alle disavventure di questo anti-eroe che avanza a tentoni tra ansie, sensi di colpa e incertezze per il futuro, fra lavori precari e amici in gamba che non riescono ad arrivare a fine mese… vediamo riflessi noi stessi. Zerocalcare incarna un’intera generazione: la sua, quella dei giovani nati negli anni Ottanta che, al momento di entrare nel “mondo degli adulti”, si sono ritrovati di fronte una crisi economica gravissima. È successo ovunque ma in Italia il colpo è stato più violento. Lì, nel magna magna generale, il governo si è completamente dimenticato di ritagliare un posto nella società per i giovani, le loro competenze e le loro speranze.

Ciononostante Michele Rech disegna senza crogiolarsi in vittimismi. Affronta le difficoltà esistenziali con un’ironia liberatoria e con la voglia di trovare un valore e un senso nelle cose, sempre. Lui dice di sentirsi meno solo in questa ricerca, quando scopre di avere così tanti lettori nella stessa situazione. No, Calcà: sei tu, con i tuoi fumetti, che ci fai sentire meno soli.

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