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Fo e i tetti di cioccolato

Intervista al premio Nobel a Chiasso dove si è esibito con "In fuga dal Senato" di Franca Rame

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 marzo 2014 - 13:08

"Mi raccontavano, quando avevo 5 anni, che in Svizzera tutte le coppe dei tetti delle case erano di cioccolato". Si tratta di uno dei ricordi più nitidi della propria infanzia trascorsa a Luino, a una manciata di chilometri con il confine svizzero, di Dario Fo, incontrato lo scorso 10 gennaio in occasione dello spettacolo "In fuga dal Senato", scritto dalla moglie Franca Rame prima della sua scomparsa avvenuta nel maggio 2013.

Il premio Nobel per la letteratura del 1997 ha rievocato le gite in Ticino e le numerose esibizioni nella Confederazione nel corso della sua lunga carriera, anche all'allora TSI (come "La colpa non è sempre del diavolo" nel 1965), quando la censura gli impediva di esprimersi liberamente nella Penisola.

Altre volte veniva invece invitato da comunità straniere minoritarie alle quali prestava il suo sostegno morale. "Sono venuto un centinaio di volte a recitare in tutta la Svizzera, anche nella parte romancia dove si parla il ladino, una lingua stupenda che mi è servita a impostare l'idioma che utilizzo nel Mistero Buffo". Il gramolo infatti, precisa l'autore teatrale, attinge spesso al romancio-ladino.

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