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Eternit, condanna per un solo lavoratore morto a Bagnoli

Le proteste dei familiari delle vittime dell'amianto. Keystone / Alessandro Di Marco

L'imprenditore Schmidheiny condannato per uno degli otto decessi di lavoratori nel Napoletano di cui si è occupata la corte.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 aprile 2022 - 21:34
tvsvizzera.it/spal con Keystone-ATS

La Corte di Assise di Napoli ha condannato l'imprenditore svizzero Stephan Ernst Schmidheiny a 3 anni e 6 mesi per l'omicidio colposo di Antonio Balestrieri, uno degli operai dello stabilimento Eternit di Bagnoli deceduto a causa di prolungata esposizione all'amianto.

Per uno degli otto casi è stata decisa l'assoluzione, altri sei secondo i giudici sono andati in prescrizione. I sostituti procuratori avevano chiesto per il 74enne Schmidheiny una condanna a 23 anni e 11 mesi di reclusione.

Schmidheiny è stato inoltre condannato al risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili (tra le quali figurano la presidenza del Consiglio dei ministri, la Regione Campania e il sindacato Cgil nazionale e regionale) e delle spese.

Otto decessi 

Gli otto decessi al centro del processo erano quelli di sei operai della fabbrica di Bagnoli, della moglie di uno di essi (secondo i pm ammalatasi dopo aver lavato per anni le tute di lavoro del marito) e di un cittadino residente nella zona circostante.

La Corte ha ritenuto Schmidheiny - già coinvolto in Italia in vari altri procedimenti penali per i decessi da amianto - colpevole di omicidio colposo per il caso dell'operaio Antonio Balestrieri (morto il 21 ottobre 2009 per mesotelioma pleurico).

L'assoluzione è invece scattata per il decesso di Franco Evangelista, avvenuta lo stesso anno, per "cause ambientali" dal momento che la vittima abitava in zona ma non era dipendente dello stabilimento. I casi di altri cinque lavoratori e della moglie di uno di essi, morti tra il 2000 e il 2006, non sono stati giudicati per intervenuta prescrizione.

Secondo Ciro Balestrieri, figlio di Antonio, "la condanna a tre anni e sei mesi è ridicola ed è ancora più ridicolo il risarcimento di 3'300 euro per la vita di mio padre".

Una lunga scia di morti

Le morti registrate tra i lavoratori dell'Eternit di Bagnoli per cause correlate all'esposizione e all'inalazione delle fibre di amianto, secondo i dati diffusi dall'associazione Maipiuamianto, sono state, dal 1939 ad oggi, 902. Gran parte di questi lavoratori non sono arrivati all'età della pensione.

Una lunga scia di lutti, circa 2'500 a livello nazionale, che ha interessato per decenni gli operai di tutte le fabbriche di Eternit Italia, da Bagnoli a Casale Monferrato, da Rubiera a Siracusa.

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