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Draghi: "Il nostro è uno Stato laico, non uno Stato confessionale"

"La laicità non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, la laicità è tutela del pluralismo e delle diversità culturali", ha sottolineato Draghi. Keystone / Riccardo Antimiani

Il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi è intervenuto mercoledì in Senato dopo la richiesta del Vaticano di una revisione del ddl Zan sull'omotransfobia.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 giugno 2021 - 21:04

"Prima di tutto mi soffermo sulla discussione in questi giorni in Senato, senza voler entrare nel merito della questione - ha esordito Mario Draghi. Quello che però voglio dire - specialmente rispetto agli ultimi sviluppi - è che il nostro è uno Stato laico, non è uno Stato confessionale. Quindi il Parlamento è certamente libero di discutere - ovviamente, sono considerazioni ovvie - e di legiferare".

"Il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie per assicurare che le leggi rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il concordato con la Chiesa", ha proseguito il presidente del Consiglio.

"Voglio infine precisare una cosa, che si ritrova in una sentenza della Corte Costituzionale del 1989: la laicità non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, la laicità è tutela del pluralismo e delle diversità culturali", ha ancora sottolineato Draghi.

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Le richieste del Vaticano

In un'insolita "nota verbale" diplomatica consegnata all'Italia, il Vaticano aveva chiesto al Governo di "rimodulare" il ddl Zan, che mira a punire gli atti di discriminazione e di incitamento alla violenza contro gay, lesbiche, transessuali e disabili.

Nella nota verbale, il Vaticano sostiene che alcune parti del progetto di legge contravvengono a il Concordato in vigore tra l'Italia la Santa Sede, in quanto "riducono la libertà della Chiesa cattolica" nell'organizzazione e nell'esercizio del culto, così come "la piena libertà" di espressione e di pensiero concessa ai fedeli e alle associazioni cattoliche.

Il ddl Zan inoltre non esonera le scuole cattoliche italiane dall'obbligo di partecipare alle attività per la giornata nazionale contro l'omofobia, fissata per il 17 maggio.


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