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Donne in pensione a 65 anni: anche la Camera bassa approva la riforma

Una donna impiegata in un lavoro manuale nel settore tecnologico.
Un'insolita alleanza UDC-sinistra ha inoltre deciso di versare al Primo pilastro tutti i proventi dei tassi di interesse negativi dei conti giro della BNS. © Keystone / Gaetan Bally

Nuovo passo avanti in vista dell'adozione della riforma AVS 21: dopo gli Stati in marzo, oggi anche il Nazionale ha approvato il progetto con 126 voti contro 67. L'opposizione è venuta dalla sinistra che non accetta l'aumento dell'età pensionabile per le donne.

La necessità di riformare l’AVS non era contestata, tanto che l’entrata in materia non è stata combattuta. La sinistra ha però presentato diverse proposte di rinvio per chiedere, in particolare, rendite più consistenti e rinunciare all’aumento dell’età pensionabile per le donne,

Respinte tutte le proposte di rinvio, la Camera del popolo ha potuto iniziare le discussioni particolareggiate. Piatto forte è stato l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne che permetterà di sgravare l’AVS di 1,4 miliardi di franchi nel 2030. Anche con un’età pensionabile di riferimento a 65 anni, le donne, per via della loro speranza di vita più elevata, riceveranno una rendita due anni più a lungo degli uomini, ha aggiunto Isabelle Moret (PLR/VD), che ha però condizionato il suo sì a misure compensatorie sufficienti.

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Per l’UDC il progetto non corrisponde né a un risparmio sui costi né a uno smantellamento. “Si tratta di salvare e risanare l’AVS”, ha sottolineato Albert Rösti (UDC/BE). Anche le generazioni future devono potere beneficiare di questa assicurazione sociale, ha precisato. Insomma, “non c’è più motivo per distinguere l’età pensionabile di uomini e donne, soprattutto in un momento in cui l’AVS ha bisogno di riforme strutturali per continuare a esistere e per fornire le prestazioni che conosciamo”, ha sostenuto Philippe Nantermod.

“Se i salari delle donne e degli uomini fossero uguali, l’AVS riceverebbe 825 milioni di franchi in più ogni anno e l’aumento dell’età di pensionamento delle donne, compresa la compensazione, non sarebbe necessaria”, ha ribattuto Barbara Gysi (PS/SG). Le rendite delle lavoratrici sono inferiori del 40% a quelle degli uomini se si tiene conto del Primo e del Secondo pilatro. “Perché allora avviare una riforma che punisce ancora di più le donne, già oggi penalizzate?”, si è chiesto Pierre-Yves Maillard (PS/VD).

Durante l’esame della legge, hanno fatto discutere anche le misure compensatorie transitorie previste per addolcire la pillola dell’aumento dell’età pensionabile. Sono stati discussi diversi modelli. La soluzione proposta dal Consiglio federale costerebbe circa 700 milioni di franchi, quella degli Stati 430. Il Nazionale si è da parte sua avvicinato a quella del governo proponendo un modello da 670 milioni.

Altro elemento “faro” della riforma è l’aumento, di 0,4 punti, dell’IVA. L’introito supplementare verrà interamente attribuito al Fondo di compensazione AVS permettendogli così di raggiungere un grado di copertura sufficiente.

Per rafforzare ulteriormente il finanziamento dell’AVS, una insolita alleanza UDC-sinistra ha in seguito deciso, con 108 voti contro 80, di versare al Primo pilastro tutti i proventi dei tassi di interesse negativi dei conti giro della BNS, pari a circa 1,5-2 miliardi all’anno. La misura sarebbe retroattiva al 2015, ciò che porterebbe alle casse del Primo pilastro altri 12 miliardi circa.

Vi proponiamo di seguito il confronto sul tema tra la consigliera agli Stati socialista Marina Carobbio e il consigliere nazionale PLR Alex Farinelli.

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