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L'UE vuole dare un giro di vite ai prodotti plastici

​​​​​​​Entro il 2021 il consumo di prodotti come posate, piatti e cannucce di plastica dovrebbe essere vietato nell'Unione Europea. È quanto prevede una relazione approvata mercoledì dal Parlamento europeo. La Svizzera per ora non intende legiferare.

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 ottobre 2018 - 21:00
tvsvizzera.it/mar/ats con RSI (TG del 24.10.2018)
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I prodotti usa e getta di plastica che l'Europarlamento intende vietare costituiscono il 70% dei rifiuti marini.

Nel rapporto approvato mercoledì con 571 voti favorevoli, 53 contrari e 34 astensioni, i deputati europei hanno aggiunto all'elenco delle materie plastiche vietate proposto dalla Commissione europea anche i contenitori per fast-food in polistirolo espanso e articoli come sacchetti o imballaggi.

Strasburgo ha dichiarato guerra anche ai mozziconi di sigarette che contengono plastica, la cui quantità nei rifiuti va ridotta del 50% entro il 2025 e dell'80% entro il 2030. I produttori di tabacco sono inoltre chiamati a farsi carico dei costi di trattamento e raccolta.

La relatrice del rapporto, la liberale belga Frederique Ries, ha intenzione di aprire il negoziato con il Consiglio in novembre. I paesi membri stanno infatti accelerando i lavori su un fascicolo che fonti Ue affermano di essere "di forte interesse in tutti i paesi". Al momento il 6 novembre è la data provvisoria per l'inizio degli incontri tra rappresentanti di Europarlamento, Consiglio e Commissione.

L'associazione Plastics Europe, che rappresenta gli interessi di oltre 100 produttori di polimeri nell'UE, ha reagito parlando di misure disproporzionate, che rischiano di creare seri problemi nella loro applicazione.

Negativo anche il giudizio dell'industria alimentare. In una nota FoodDrinkEurope critica l'assenza di "un approccio globale, condiviso e olistico" al problema dell'inquinamento. Un approccio che dovrebbe includere anche "educazione, innovazione e infrastrutture".

In Svizzera per ora libertà di scelta

La Svizzera per il momento sta a guardare. In nome della libertà economica, lascia ai singoli produttori la scelta se continuare o meno a utilizzare la plastica. Un approccio volontaristico che ha dato qualche frutto. Alcune grandi catene di distribuzione hanno infatti iniziato a fare pagare certi prodotti, come i sacchetti di plastica, ciò che ha ridotto notevolmente il consumo.

Tuttavia, a livello politico qualcosa si sta muovendo. Con un nuovo atto parlamentare, la commissione ambientale del Consiglio nazionale vuole indurre il Governo a introdurre degli obblighi per i settori interessati.


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