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Tragedia ad alta quota

È trascorso ormai un mese e mezzo dal dramma consumatosi sulle Alpi vallesane e costato la vita a sette persone, tra cui cinque alpinisti italiani. Cosa è successo quella notte?

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 giugno 2018 - 08:50
Serge Mérillat, Falò, RSI
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Bloccati a poche centinaia di metri dalla salvezza, a qualche minuto dal rifugio di Les Vignettes, costretti a passare la notte all'aperto, senza nessun punto di riferimento e con una temperatura scesa a meno 25 gradi sotto zero e folate di vento che raggiungevano i 100 km/h. Quella che doveva essere una magnifica escursione lungo la Haute Route Chamonix-Zermatt si è trasformata in un incubo per il gruppo di alpinisti sorpreso dalla tempesta a fine aprile nella regione di Arolla, in Vallese. Sette persone non ce l'hanno fatta.

Secondo uno dei sopravvissuti, la guida – Mario Castiglioni, un comasco residente in Ticino e morto nella tragedia – ha sbagliato: "Era sicuramente un ottimo alpinista e probabilmente anche una buona guida, afferma Tommaso Piccioli, però quel giorno lì ha sbagliato. Sapendo che in tarda mattinata arriverà il brutto tempo non ci pensi nemmeno di partire per una cosa così".

Chi Castiglioni lo conosceva non è però dello stesso avviso: "Sono accuse che fanno male – afferma un suo amico – era molto competente e con lui non ho mai avuto paura". E anche chi la regione la conosce come le sue tasche preferisce non puntare il dito contro la guida e parla soprattutto di fatalità.

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