Disastro ecologico Alle Mauritius corsa contro il tempo per arginare la marea nera

uomini in riva al mare con una sorta di barriera galleggiante

Per cercare di salvare le coste dell'isola, i mauriziani hanno fabbricato queste barriere galleggianti riempite con paglia, canna da zucchero, fibre di cocco e... capelli.

Keystone / Reunion Region Handout

Nell'arcipelago dell'Oceano Indiano migliaia di volontari sono all'opera per contrastare la marea nera causata da un cargo incagliatosi su una barriera corallina. Tra di loro anche una fotografa ticinese.

Dopo la pandemia, che ha dato un duro colpo al settore turistico, la marea nera: le isole Mauritius sono in ginocchio.

Domenica, il cargo giapponese con a bordo 4'000 tonnellate di petrolio incagliato dal 25 luglio su una barriera corallina al largo della Pointe d'Esny, si è spezzato in due. Le squadre di soccorso hanno fatto di tutto per pompare il petrolio dalla nave, ma si stima che almeno un migliaio di tonnellate si siano riversate in mare, causando gravi danni alle foreste di mangrovie e alla fauna.

La Francia ha inviato sul posto delle squadre e del materiale, tra cui delle barriere galleggianti, e anche l'India ha risposto alla domanda d'aiuto del primo ministro mauriziano Pravind Jugnauth, mandando dell'equipaggiamento per limitare gli effetti della catastrofe.

Il governo dell'arcipelago ha annunciato che chiederà all'armatore e all'assicuratore una compensazione per i danni. La compagnia giapponese Nagashiki Shipping si è detta disponibile a pagare eventuali danni. Il governo mauriziano non è tuttavia esente da critiche: da più parti lo si accusa di negligenza, per aver tardato nel reagire.

Intanto, sull'isola migliaia di volontari sono all'opera per cercare di contenere i danni di quella che rischia di essere la peggiore catastrofe ecologica mai vissuta dalle Mauritius. Tra di loro vi è anche la fotografa ticinese Laura Morosoli, che da tre anni vive nell'arcipelago.

tvsvizzera.it/mar/afp con RSI (TG del 17.8.2020)

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