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Disaccordi franco-britannici sui migranti di Calais

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Cinque anni dopo lo sgombero della sua cosiddetta “giungla” e a quasi un anno dalla Brexit, Calais rimane il principale punto di convergenza dei migranti di Francia.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 novembre 2021 - 21:40
tvsvizzera.it/mrj

Sono circa 1'500 le persone che sopravvivono ogni giorno in attesa di raggiungere le coste britanniche, mentre quest’anno sono quasi 20'000 quelle che ci sono riuscite.

Sono cambiati i metodi usati per il passaggio dalla Francia al Regno Unito: il confine non si attraversa più a bordo di camion, ma viene ormai fatto con i gommoni. Un viaggio rischioso che viene organizzato da gruppi criminali, che si fanno pagare dai 2'000 ai 5'000 euro a viaggio.

Una questione, quella dei migranti, che è diventata un punto dolente nelle relazioni bilaterali tra Francia e Inghilterra. Per i sudditi di Sua Maestà, i francesi non fanno abbastanza per fermarli, mentre il ministro dell’Interno di Parigi vuole farne un problema europeo: “Negli accordi per la Brexit, la parte migratoria è rimasta esclusa”, lamenta Gérald Darmanin.

Paradossalmente ora per i rifugiati che riescono ad attraversare la Manica, le possibilità di rimanere sono più alte: “Essendo uscita dall’UE, la Gran Bretagna non può più applicare gli accordi di Dublino e rimandare i migranti verso altri Paesi UE. Ora se ne deve occupare, concedere loro l’asilo oppure rimpatriarli verso i Paesi di provenienza”, spiega François Guennoc, presidente dell’associazione Auberge des Migrants.

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