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Derek Chauvin condannato a oltre 22 anni di carcere

Busto di george floyd in sottofondo e, davanti, tre pugni alzati in segno di protesta
George Floyd è diventato l'icona del movimento Black Lives Matter Keystone / Justin Lane

L’ex agente di polizia Derek Chauvin, responsabile della morte di George Floyd, è stato condannato a 22 anni e 6 mesi di carcere. Una sentenza che è giusta secondo il presidente statunitense Joe Biden, ma che in molti ritengono troppo debole. La famiglia e i legali di Floyd in primis, che avevano chiesto la pena massima, ossia 30 anni.

La difesa dal canto suo aveva inizialmente chiesto la libertà vigilata per Chauvin, per poi rinunciare, esigendo una sentenza leggera “basata sulla legge”. Il giudice che l’ha pronunciata ha precisato che la sua decisione non si è basata sulle emozioni e sulla simpatia, ma sui fatti.

Dopo due mesi trascorsi in cella d’isolamento, Chauvin era presente in aula ed è rimasto impassibile quando è stata pronunciata la sentenza. Ha brevemente preso la parola per rivolgersi alla famiglia e presentare le sue condoglianze. Prima di lui si è rivolta al giudice e al pubblico presente in aula la madre di Chauvin, che ha dichiarato: “Lo hanno descritto come aggressivo, incurante e razzista, ma voglio dirvi che non è così: è una brava persona. Derek, ho sempre creduto alla tua innocenza. Sei il mio figlio preferito”.

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In seguito è toccato ai fratelli del 46enne afroamericano diventato icona del movimento Black Lives Matter, che hanno chiesto l’assicurazione che l’ex poliziotto scontasse tutta la sentenza in carcere (la legge del Minnesota prevede infatti che in caso di buona condotta la pena possa essere ridotta di un terzo).

“Non cerchiamo vendetta. Guardiamo solo alla gravità di quanto accaduto”, ha dal canto suo detto il procuratore del Minnesota Keith Ellison, riferendosi al video che documenta gli ultimi 9 minuti di vita di Floyd e che ha fatto il giro del mondo, spingendo migliaia di persone negli USA a scedere in piazza per protestare. Proteste che hanno mandato su tutte le furie l’allora presidente Donald Trump, che, stando a indiscrezioni circolate negli scorsi giorni, avrebbe detto “Dovremmo spaccar loro la testa, ecco come dovremmo trattarli. Sparate!”.

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