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La partita più difficile di San Siro

San Siro festeggerà nel 2026 un secolo di vita. Copyright 2016 The Associated Press. All Rights Reserved. This Material May Not Be Published, Broadcast, Rewritten Or Redistribu

Costruire uno stadio nuovo consegnando quello vecchio alle ruspe oppure ammodernare lo storico Meazza? La questione divide Milano e non solo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 marzo 2022 - 18:00
Michele Novaga

Prima gli appelli di Vasco Rossi, Laura Pausini e di Little Steven contro il suo abbattimento. Poi, anche quello di 150 esponenti della società civile che si sono rivolti alla soprintendente di Milano e alla direttrice Generale del Ministero dei Beni Culturali affinché avviino la dichiarazione di interesse storico-relazionale sullo stadio di San Siro per scongiurarne la demolizione.

E infine la raccolta delle firme necessarie per celebrare un referendum cittadino per invitare i residenti di Milano a esprimersi sull’abbattimento.

Lo stadio Mezza, uno dei simboli di Milano

La questione del Meazza continua a dividere i cittadini milanesi data l’importanza, anche oltreconfine, di uno degli stadi di calcio più belli e prestigiosi al mondo. Ma per il vecchio San Siro nato nel 1926 e ampliato in due differenti fasi nel 1954 e nel 1990, si prospettano tempi difficili. Le due società cittadine – Inter e Milan – che lo gestiscono da diversi anni in partnership pagando un canone al Comune di Milano che ne è proprietario, hanno deciso di costruire un nuovo stadio più nuovo e più funzionale a poche decine di metri da quello esistente. E lo hanno già scelto sulla carta tra una rosa di progetti dopo aver indetto una gara internazionale.

Una storia quasi centenaria

Nato nel 1926 con il nome di San Siro dal nome del quartiere dove sorge per opera dell’allora presidente del Milan Piero Pirelli che lo progettò insieme all’ingegnere Alberto Cugini e dall’architetto Ulisse Stacchini, è definito la Scala del calcio.

Di proprietà del Milan, viene acquistato dal Comune di Milano nel 1935 che ne avvia una prima operazione di ampliamento con la costruzione di quattro curve di raccordo tra le quattro tribune a rettilineo esistenti.

La prima grande trasformazione avviene però nel 1955 con la costruzione di una struttura di gradinate che sovrastano le vecchie tribune. Nasce così il cosiddetto secondo anello al quale si accede attraverso rampe elicoidali che donano allo stadio una forma unica. Nel 1980, pochi mesi dopo la sua morte, lo stadio viene intitolato a Giuseppe Meazza, due volte campione del mondo con la nazionale e bandiera dell’Inter degli anni ’30 ma che militò anche nel Milan.

Ma è in occasione dei mondiali di calcio di Italia ’90 che lo stadio si trasforma ulteriormente fino ad assumere la forma attuale. Con la costruzione del terzo anello, che poggia su undici torri cilindriche di cemento armato che consentono l’accesso alle gradinate, viene anche edificata la copertura di tutte le tribune e degli 85.700 posti (oggi ridotti a 75.817), tutti a sedere.

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Un progetto ampio che non riguarda solo la costruzione di una nuova struttura da 65'000 posti ma anche la riqualificazione di un’intera area di 290'000 metri quadrati nel quartiere del valore di 1,2 miliardi di euro che prevede l’edificazione di nuove di case, edifici, centri commerciali. Del Meazza resterebbe solo una curva o poco più a memoria indelebile di 100 anni di storia del calcio mondiale.

Comitati pro San Siro sul piede di guerra

"Inter e Milan stanno pensando a un’operazione immobiliare più ampia in cui lo stadio occuperebbe solo il 14% di tutta l’area. Non ne hanno previsto la sua copertura né la sua fruibilità 365 giorni l’anno anche per altre attività oltre al calcio. È un progetto che nasce già vecchio", commenta a tvsvizzera.it Luigi Corbani, presidente del Comitato sì Meazza. Uno dei comitati di cittadini che si oppongono all’abbattimento sorti in questo periodo e che raggruppa 1800 iscritti: da Gianni Rivera a Sandro Mazzola, da Gianfelice Facchetti a Enrico Ruggeri, da Laura Pausini a Vasco Rossi a Roberto Donadoni.

"Lo stadio Meazza è un simbolo di Milano nel mondo e uno dei cinque più iconici insieme a Wembley, al Bernabeu, al Maracanà e al Camp Nou. È perfettamente funzionante. Ha appena ospitato ad ottobre 2021 la semifinale e la finale di Uefa Nations League secondo le regole di sicurezza italiane e internazionali e rispettando tutte le garanzie dell’Uefa", aggiunge ancora Corbani che di progetti edilizi ne ha già affrontati in passato come amministratore pubblico essendo stato vice-sindaco di Milano e assessore alla Regione Lombardia.

Contraria all’abbattimento anche la famiglia di Giuseppe Meazza, al quale lo stadio di San Siro è intitolato. "Il Meazza è un gioiello architettonico e ha un valore affettivo incommensurabile. Dopo il Duomo e La Scala è il terzo monumento più visitato dai turisti che vengono a Milano", racconta Federico Jaselli Meazza, nipote di Giuseppe Pepín Meazza leggenda del calcio italiano degli anni ‘30 e ‘40 che ricorda bene il giorno in cui venne intitolato lo stadio a suo nonno. "Era il 2 marzo del 1980 ed era un giorno di pioggia. C’erano i presidenti delle due squadre, il sindaco Tognoli, l’avvocato Prisco, tutta la mia famiglia. Ricordo che fecero scoprire a me la targa. Trovo sia un controsenso il fatto che il Meazza sia vecchio e da demolire ma che poi sarà la sede dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina il 6 febbraio del 2026", aggiunge.

Dibattito pubblico

Sindaco e giunta comunale di Milano si sono già espressi più volte su questo argomento confermando l’interesse per la soluzione che prevede la costruzione di un nuovo stadio a scapito del Meazza ma con il coinvolgimento della popolazione attraverso un dibattito pubblico.

"Quello che dovevo fare, ovvero dichiarare il pubblico interesse, l'ho fatto - ha dichiarato alcuni giorni fa il sindaco Beppe Sala a margine di un incontro la cui testimonianza è stata raccolta dall’Ansa -. Ora il tema è se va fatto questo dibattito pubblico o no. Capisco che i tempi si allunghino, ma con i ricorsi al Tar e il rischio referendum direi che non cambia molto. Mi preoccupa rimanere con uno stadio vuoto perché non vedo un potenziale riutilizzo alternativo, non è immaginabile utilizzarlo per concerti o cose del genere".

Inter Milan pronte a trovare un'altra sede 

L’ipotesi che Milan e Inter possano costruirsi lo stadio in un’area differente da quella di San Siro anche fuori dal territorio di Milano, in uno dei comuni dell’hinterland della città come fatto intendere da alcune dichiarazioni dell’Ad dell’Inter Alessandro Antonello rilasciate alla Gazzetta dello Sport, inquietano il sindaco Sala. “Mi preoccupa rimanere con uno stadio vuoto perché non vedo un potenziale riutilizzo alternativo, non è immaginabile utilizzarlo per concerti o cose del genere”, ha affermato il primo cittadino durante un recente incontro pubblico, in una dichiarazione riportata dall'Ansa.

Se così fosse Sala e il Comune di Milano si troverebbero a gestire il Meazza senza più l’apporto di Inter e Milan, senza i fondi per gestire il Meazza e senza più gli oneri di urbanizzazione che il nuovo progetto porterebbe nelle casse di Palazzo Marino.

Le posizioni di Inter e Milan

Ma nei giorni scorsi, in una lettera inviata al Comune di Milano, le due società hanno dichiarato di accettare il dibattito pubblico proposto dal sindaco impegnandosi -secondo quello che ha riportato il quotidiano la Repubblica il 24 marzo – a predisporre il dossier necessario per avviare il dibattito.

Uno scenario che avalla la possibilità che il nuovo masterplan, magari con qualche modifica, venga approvato entro la fine dell’anno lasciando il via libera alla costruzione del nuovo stadio e ridimensionando il referendum, che, per essere valido, deve raccogliere alle urne 250'000 cittadini milanesi. Una soglia considerata proibitiva da raggiungere.

E la partita del Meazza per salvarsi dalla demolizione a questo punto diventerebbe ancora più difficile.

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