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L'ombra del doping sullo sci di fondo

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Questo contenuto è stato pubblicato il 05 febbraio 2018 - 09:06
tvsvizzera.it/mar/ats con RSI (TG del 4.2.2018)

Oltre 50 sciatori di fondo in lizza ai Giochi olimpici di Pyeongchang avrebbero avuto almeno una volta valori sanguigni sospetti. Lo rivela un'inchiesta di diversi media europei.

L'indagine giornalistica è partita dopo la trasmissione da parte di un 'whistleblower'Link esterno dei risultati di 10'000 test sanguigni riguardanti 2'000 atleti.

"Tra il 2001 e il 2017, il 46% delle medaglie assegnate nello sci di fondo ai Mondiali e ai Giochi olimpici – ossia 313 medaglie, 91 delle quali d'oro – sono state vinte da atleti i cui valori sanguigni hanno presentato una o più volte anomalie", ha riassunto la televisione tedesca ARD.

Ad essere sospettati sono 290 atleti, tra cui 11 svizzeri. Nessun nome è però stato fatto, poiché questi dati non costituiscono una prova di doping. Cinquanta di loro sono annunciati ai Giochi di Pyeongchang, che inizieranno il 9 febbraio.

"Secondo degli esperti, la probabilità che questi dati sanguigni siano dovuti ad altri fattori che al doping è dell'1%", sottolinea il canale tedesco, che ha indagato assieme al giornale britannico Sunday Times, alla televisione svedese SVT e al media online svizzero Republik.

Per l'inchiesta, i media hanno fatto capo soprattutto sul medico americano James Stray-Gundersen, che in passato ha collaborato con la Federazione internazionale di sci (FIS). Quest'ultima non ha dal canto suo commentato i risultati.

Tra le nazionalità più rappresentate, la Russia arriva in testa, con 51 sciatori. Seguono Germania (20), Francia (18), Austria (16), Norvegia (16), Finlandia (15), Italia (12), Svezia (12), Stati Uniti (12) e Svizzera (11).

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