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Italia condannata, "tortura" al G8 di Genova

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Questo contenuto è stato pubblicato il 26 ottobre 2017 - 18:15

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per i maltrattamenti, definiti nella sentenza veri “atti di tortura”, subiti da 59 manifestanti altermondialisti fermati dalle forze dell’ordine in occasione del G8 che si è svolto nel luglio 2001 a Genova.

I dimostranti, che si sono rivolti ai giudici europei, lamentavano botte, ferite, insulti, irritazioni da gas lacrimogeni e distruzione di effetti personali durante la detenzione che si è protratta fino a due giorni, tra il 20 e il 22 luglio nella caserma di Bolzaneto.

Vi è stata tortura

A proposito la corte ha sottolineato l’uso “eccessivo”, “indiscriminato” e “sproporzionato” della forza da parte degli agenti durante il fermo e ha ritenuto provate “le aggressioni fisiche e verbali” inflitte ai manifestanti, “le conseguenze che ne sono derivate” e “l’inesistenza di una reale inchiesta ufficiale” su quei fatti. Per questi motivi i magistrati europei hanno stabilito all’unanimità che a Genova vi è stata una “violazione” della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che proibisce la tortura e i trattamenti disumani o degradanti.

Roma è stata quindi condannata al pagamento di 3,485 milioni di euro per danni morali a 48 ricorrenti che riceveranno fino a 85'000 euro ciascuno (gli altri 11 denuncianti, che nel frattempo hanno trovato un accordo individuale con le autorità italiane, si erano ritirati dal procedimento).

Altre condanne in sede europea

Non è la prima volta che lo Stato italiano si trova a rispondere per i fatti di Genova: nel 2015 è stato condannato al pagamento di 45'000 euro a un militante picchiato nel corso dell’irruzione della polizia nella scuola Diaz dove alloggiavano numerosi aderenti del Genoa Social Forum. Lo scorso mese di giugno la stessa corte ha imposto il versamento di somme tra i 45'000 e i 55'000 a 42 dimostranti malmenati nel corso della stessa operazione di polizia.

Il governo italiano è stato invece assolto nel 2011 dalla Corte europea per l’archiviazione a favore di Mario Placanica, il carabiniere che uccise con un colpo di pistola Carlo Giuliani durante gli scontri di Piazza Alimonda.   

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