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La chiusura delle scuole efficace quanto quella dei ristoranti

Per ora di chiudere di nuovo le scuole in Svizzera non se ne parla. Keystone / Peter Klaunzer

Un nuovo studio del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ) rilancia il dibattito sull'opportunità di chiudere le scuole per frenare la pandemia.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 gennaio 2021 - 08:39

Chiudere le scuole riduce la mobilità e quindi i contatti del 21%. L'efficacia della misura per rallentare la propagazione della pandemia è analoga a quella del divieto di assembramento e della chiusura di ristoranti e bar.

È una delle principali conclusioni a cui giunge uno studio del Politecnico federale di Zurigo, di cui hanno dato notizia domenica Le Matin Dimanche e la SonntagsZeitung.

Gli scienziati, sotto la direzione del professore di informatica e gestione Stefan Feuerriegel hanno esaminato 1,5 miliardi di microspostamenti della popolazione svizzera tra il 10 febbraio e il 26 aprile, prendendo anche in considerazione i cambiamenti di codice postale, spiegano i settimanali. Lo studio si è basato sui dati anonimizzati forniti dagli operatori telefonici elvetici.

Grazie a calcoli statistici, gli autori hanno stabilito che la chiusura delle scuole a metà marzo ha portato a un calo della mobilità del 21,6% nel periodo preso in considerazione. Assieme al divieto di riunioni con più di 5 persone (-24,9%) e alla chiusura di ristoranti e bar (-22,3%) si tratta di una delle misure più efficaci per ridurre gli spostamenti. Questi ultimi vengono considerati uno dei principali fattori di propagazione del nuovo coronavirus.

"Con la chiusura delle scuole i genitori sono restati sempre più spesso a casa. Ciò ha influenzato la mobilità e il numero di infezioni", spiega Feuerriegel sulle colonne dei due settimanali.

I ricercatori hanno pure esaminato su quali tipi di trasporti abbia influito la chiusura delle scuole. Dai loro risultati spicca per esempio una diminuzione importante (-35% circa) degli spostamenti in treno. La mobilità stradale e autostradale è invece calata meno. Questi risultati coincidono con quelli emersi da uno studio effettuato su 41 Paesi e pubblicato a metà dicembre dall'Università di Oxford, nel Regno Unito, sulla prestigiosa rivista Science.

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Rimedio peggiore del male

La presidente dell'associazione degli insegnanti svizzeri, Dagmar Rösler, non contesta le conclusioni dello studio dell'ETHZ. Tuttavia, il rimedio potrebbe essere peggiore del male: "Durante il lockdown primaverile un terzo degli allievi non ha imparato praticamente nulla per settimane, perché erano soli a casa o perché mancava l'infrastruttura e questo ci preoccupa seriamente", dichiara alla Radiotelevisione Svizzera.

Anche Manuele Bertoli, responsabile del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport del Canton Ticino, non è favorevole a un simile provvedimento: "Chiudere le scuole vuol dire toccare i giovani e oggi il problema è dato dalla mobilità di persone piuttosto anziane, che sono quelle che vanno all'ospedale e che rischiano davvero con questo Covid. Se mai, se si parla di mobilità, è lì che bisognerebbe intervenire".

Nell'intervista alla Radiotelevisione Svizzera, Bertoli rileva inoltre che per le scuole dell'obbligo una simile misura sarebbe impossibile da applicare senza la chiusura delle attività produttive e quindi la possibilità dei genitori di restare a casa. "Altrimenti - sottolinea - si creerebbe il caos".

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tvsvizzera.it/mar/ats con RSI (TG del 10.1.2021)

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