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Cinque Terre, uomini e muri

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Una nuova professione, il manutentore, per garantire i muri a secco che sovrastano le Cinque Terre di sopravvivere l cambiamento climatico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 settembre 2021 - 09:29
Checchino Antonini e Massimo Lauria, Rsinews

A metterli in fila, i muri delle Cinque TerreLink esterno formerebbero un serpentone di pietra di 8mila km, più della Muraglia Cinese! Ma questi paesi da tempo hanno preso a spopolarsi e solo una cinquantina di artigiani ormai sa come prendersene cura. Eppure da quasi mille anni sono proprio i terrazzamenti a dare forma al paesaggio e consentire la coltivazione della vite per produrre il Cinque Terre Bianco doc e lo Schiacchetrà in questo scorcio del Levante ligure.

Stavolta le telecamere di Oltre la news sono arrivate in un parco alla rovescia, il “parco dell’uomo”. Così lo definisce l’Unesco che, da due anni, ha riconosciuto la tecnica di costruzione dei terrazzamenti patrimonio immateriale dell’umanità.

Nel 2011, con le bombe d’acqua su Vernazza e Monterosso, il territorio ha scoperto tutta la sua fragilità di fronte a una pioggia tipica del climate change. Così nella vicina Manarola è sorta una fondazione per supportare il recupero dei muri a secco. Un’impresa gestita assieme al Parco Nazionale delle Cinque TerreLink esterno, in collaborazione con Legambiente e Università di Genova, che, tra l’altro, prevede la formazione di personale capace di ereditare l’antica sapienza edificatrice.

Il progetto si chiama StonewallsforlifeLink esterno e proverà a ripristinare 6 ettari di muri a secco entro il 2024. L'area pilota è l’Anfiteatro dei GigantiLink esterno, a Manarola (353 abitanti e i 5mila visitatori al giorno), è monitorata anche da altre esperienze europee come il Parc del Garraf (Barcellona), Maiorca, la Costiera Amalfitana, interessate alla replicabilità di un progetto che punta anche a migliorare l'integrazione di disoccupati, migranti e rifugiati coinvolti nei corsi di formazione.

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