CINEMA E STORIA "Lo stagionale", un film testimonianza di un’epoca

Di Mattia Lento
gruppo di persone manifesta

Dimostrazione nel 1970 a Berna di lavoratori italiani che chiedono il diritto al ricongiungimento familiare. Un diritto non contemplato dallo statuto di stagionale.

Keystone / Klose

Il film Lo stagionale, girato in super 8 dal regista-operaio Alvaro Bizzarri e appena restaurato dalla cineteca svizzera, è una perla del cinema svizzero e simbolo delle lotte migranti contro la discriminazione dello statuto dello stagionale, abolito definitivamente nel 2002.

Lo stagionale (1971) è diventato ormai un cult per diversi motivi: oltre a essere un film-simbolo, è un’opera nata in circostanze straordinarie grazie al talento e all’intraprendenza del suo autore. Alvaro Bizzarri, questo il nome del regista, era un operaio-saldatore con la passione per il cinema. Giunto a Bienne dalla Toscana negli anni Cinquanta, Bizzarri entra in contatto con il mondo delle Colonie libere italiane, l’associazione antifascista che ha supportato gli emigrati italiani durante tutta la seconda metà del Novecento.

L’incontro con l’associazionismo migrante e soprattutto l’osservazione della realtà sociale attorno a lui, lo inducono a prendere in mano la cinepresa e a girare alcuni film di grande valore artistico. Per fare questo Bizzarri non s’iscrive a nessuna scuola di cinema, semplicemente lascia l’ambiente di fabbrica e si fa assumere come commesso in un negozio di fotografia. Con il tempo apprende alcuni semplici trucchi del mestiere e comincia subito a sperimentare con cineprese super 8 di proprietà del suo datore di lavoro.

È lui stesso a ricordare: "Non avevo alcuna conoscenza tecnica, ma avevo molta voglia di documentare la realtà attorno a me, di utilizzare il cinema come mezzo per sviluppare la presa di coscienza di chi viveva nella mia stessa condizione di migrante".

Il cineclub migrante    

Il percorso di avvicinamento al cinema è stato segnato anche dal suo impegno all’interno del cineclub della Colonia di Bienne. Le Colonie libere avevano infatti promosso un’intensa attività di divulgazione cinematografica che portò, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, alla creazione di più di venti cineclub sparsi su tutto il territorio svizzero. Alvaro Bizzarri era uno dei tanti animatori, ovvero una di quelle figure specializzate nel gestire il dibattito dopo il film, formatisi all’interno delle Colonie stesse attraverso corsi specifici.

Grazie a questa attività, il regista toscano conosce il cinema dedicato all’emigrazione: "Il cammino della speranza di Pietro Germi, che racconta la storia di un gruppo di minatori siciliani che tenta di entrare clandestinamente in Francia, è la pellicola che durante quegli anni più mi colpì. In generale, l’esperienza del cineclub è stata, se vogliamo, la mia unica vera scuola di cinema".

La sua prima pellicola, datata 1970, s’intitola Il treno del sud e racconta la storia di Paolo, un giovane italiano emigrato in Svizzera che, indignato a causa del clima xenofobo del paese e delle condizioni in cui vivono i suoi connazionali baraccati, decide di tornarsene in Italia. Questo primo film mostra subito un regista pieno di idee e d’inventiva ma è con Lo stagionale (1971), seconda e ultima opera girata in formato super 8, che Bizzarri mostra a pieno tutto il suo talento.

Stagionali e bambini nascosti

L’opera maggiore di Bizzarri è una denuncia nei confronti dello statuto dello stagionale, definitivamente abolito con l’introduzione dell’accordo di libera circolazione nel 2002, che non consentiva alcuna forma di mobilità professionale e impediva il ricongiungimento famigliare.

Per questa ragione, migliaia di bambini, figli di lavoratori stagionali, si sono ritrovati a vivere in clandestinità in Svizzera, senza poter andare a scuola, senza poter uscire a giocare, costretti a vivere nascosti in casa come fantasmi, con la paura costante di essere scoperti e cacciati dal paese. È difficile sapere quanti fossero esattamente.

Il film di Bizzarri racconta una di queste storie e lo fa con semplicità, con attori non professionisti capaci di vivere in profondità i personaggi interpretati. Lo stagionale, dopo essere stato mostrato a festival nazionali e internazionali, dopo diversi passaggi televisivi, dopo aver circolato nei cineclub migranti di tutta la Svizzera, è stato digitalizzato e reso disponibile in un Dvd. Quello che mancava era però un restauro che cercasse di ristabilire, almeno in parte, le condizioni dei materiali del film conservatisi.

Un restauro difficile

Alvaro Bizzarri, tornato da anni nella sua Toscana, ha deciso di lasciare tutti i materiali legati ai suoi film raccolti negli anni, presso la cineteca svizzera. Questa scelta è da attribuire alla capacità dell’istituzione vodese di muoversi per tempo per ottenere le pellicole, ma anche alla volontà di Bizzarri di lasciare le sue opere al paese in cui ha vissuto, lavorato, lottato e fatto cinema per lunghi anni.

Ora alla cinémathèque spetta il compito di conservare e di restaurare questo materiale. Il punto di partenza non poteva che essere Lo stagionale, il cui restauro si è concluso nel 2019.

L’attuale responsabile del dossier di restauro, Lea Ritter, ha dichiarato a tal proposito: "Ci siamo trovati di fronte a un compito non facile: l’originale in super 8, da cui avremmo voluto partire per restaurare il film, presentava danni molto gravi della banda sonora. Abbiamo pensato quindi di utilizzare allora le immagini del super 8, unite al sonoro di un negativo in 16mm del 1973, ma purtroppo non è stato possibile perché molte scene delle due pellicole, inspiegabilmente, non corrispondevano. Nemmeno il regista poteva spiegare quella discrepanza. L’unica scelta possibile è stata allora quella di lavorare solo sul negativo del 1973, un materiale non ottimale da cui partire per il restauro. Abbiamo fatto comunque del nostro meglio, abbiamo lavorato, in collaborazione con laboratori esterni, sulla fotografia e sul sonoro e il risultato si trova ora in digitale disponibile alla visione in alta qualità delle sale cinematografiche".

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