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Attaccato un bus di copti in Egitto, 28 morti

Almeno 28 persone sono morte e altre 25 sono rimaste ferite dopo che un gruppo di uomini armati ha attaccato un bus sul quale viaggiavano cristiani copti. Attacco condannato dal Gran Muftì d'Egitto.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 maggio 2017 - 15:12
tvsvizzera.it/fra con RSI
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 "Uccisi perché si erano rifiutati di convertirsi all'Islam". Il terrorismo torna a colpire i cristiano-copti in Egitto e questa volta lo fa alla vigilia dell'inizio del mese del Ramadan.

Un commando di uomini armati ha assaltato questa mattina un bus con a bordo decine di copti a Minya, a 220 km a sud del Cairo, compiendo una strage. Tragico il bilancio. Secondo le autorità i morti sono 28, tra cui due bambini di due e quattro anni, ed i feriti 22, mentre stando all'ex portavoce della chiesa copta ortodossa, Anaba Ermya, almeno 35 persone sono rimaste uccise.

Nessuna sigla ha rivendicato al momento il massacro, ma l'attacco porta i segni dell'Isis che dallo scorso dicembre ha colpito la comunità egiziana diverse volte.
Il Papa è profondamente colpito dal "barbaro attacco" che ha provocato morti e feriti, vittime di un "atto di odio insensato". Bergoglio in un telegramma inviato dal cardinale Parolin al presidente egiziano ha espresso la sua sincera solidarietà a tutte le persone vittime di questo "violento oltraggio", in un modo particolare "quei bambini che hanno perso la vita".

In viaggio verso un monastero

I copti stavano andando a visitare un monastero quando sono stati attaccati. "Sul bus c'erano anche tanti bambini. Hanno rubato soldi e oro. Hanno anche chiesto loro di rinunciare a Cristo e diventare musulmani", ha detto il parroco della chiesa copta San Mina a Roma, Padre Antonio Gabriel al Tg2000. "Se avessero accettato li avrebbero salvati ma i pellegrini hanno rifiutato e sono stati uccisi. Gli hanno messo la pistola sulla testa e sul collo per ucciderli in modo diretto", ha aggiunto.

Secondo funzionari della sicurezza una decina di assalitori, a bordo di tre suv, col viso coperto, alcuni con divise militari hanno teso loro un'imboscata: saliti a bordo del bus hanno sparato all'impazzata, mentre uno di loro filmava il massacro. 

Immediate le condanne da partire da Ue, Israele e Hamas, mentre il presidente Abdel Fattah al Sisi ha dichiarato lo stato di emergenza. Esprimendo i suoi auguri "ai musulmani per un gioioso Ramadan", Donald Trump ha sottolineato che "quest'anno la festività comincia mentre il mondo piange le vittime innocenti degli attacchi terroristici nel Regno Unito e in Egitto, atti di depravazione contrari allo spirito del Ramadan". Immenso dolore e ferma condanna da Angelino Alfano.

L'ultima strage a dicembre 2016

L'ultima mattanza contro i copti avvenne la domenica delle Palme quando l'Isis ne uccise 47 in due chiese a Tanta ed Alessandria. A dicembre 2016 un'altra strage. In quella occasione ci furono 49 morti durante una messa a est del Cairo. Intanto Dar al Iftaa, l'autorità egiziana che emette gli editti religiosi (fatwa), ha cancellato le celebrazioni previste oggi alla vigilia dell'inizio del Ramadan. A darne notizia il sito del quotidiano filogovernativo egiziano al Ahram, precisando che il Gran Mufti, Shawqi Allam, a capo di Dar al Iftaa, ha condannato la strage, parlando di una "vile operazione terrorista condotta da estremisti contro un gruppo di fratelli e sorelle cristiane a Minya".

Chi sono i cristiani copti?

Sono circa otto milioni, il 10 per cento della popolazione, la più grande comunità cristiana del Medio Oriente, ma se continuano attacchi e tensioni sono destinati a diminuire rapidamente: si tratta dei copti d'Egitto, la più importante minoranza del Paese dalle antichissime origini.

La strage di oggi è solo l'ultima in ordine di tempo di una lunghissima scia di sangue. I primi monaci copti vissero in Egitto nel IV secolo e la loro è stata una delle chiese a soffrire di più dall'avanzata islamica nel Nord Africa. Dopo il concilio Vaticano II, Chiesa cattolica e Chiesa copta hanno iniziato un cammino ecumenico di dialogo che ha portato nel 1973 al primo incontro - dopo quindici secoli - tra papa Paolo VI ed il patriarca dei copti, Shenuda III. Insieme decisero di iniziare un dialogo teologico, il cui frutto principale è stata la dichiarazione comune del 12 febbraio 1988.




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