Centro educativo italo-svizzero La scuola svizzera che aiutò Rimini a rialzarsi

Di Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia - RSI News
baracche

Le baracche in legno ricordano volutamente quelle dei prigionieri di guerra, per non dimenticare le atrocità del conflitto.

RSI - Ignacio Maria Coccia

Il Centro educativo italo-svizzero, realizzato grazie alla zurighese Margherita Zoebeli e inaugurato nel 1946, fu uno dei tasselli che permise a Rimini di risollevarsi dopo la guerra. Ancor oggi è un punto di riferimento in Riviera.

Tra le città adriatiche italiane, Rimini fu una delle più colpite durante la Seconda guerra mondiale. L’80% degli edifici fu danneggiato. Tutto andava ricostruito daccapo. Il sindaco, Arturo Clari, si rivolse al Soccorso operaio svizzeroLink esterno e al Dono svizzero alle vittime di guerraLink esterno, che proposero la creazione di un centro sociale e di una scuola materna. Della loro realizzazione verrà incaricata Margherita ZoebeliLink esterno, una donna di Zurigo, militante socialista, che durante la guerra era venuta in contatto con diversi esuli italiani, in fuga dal fascismo.

Margherita Zoebeli si mise subito al lavoro, e già prima di giungere a Rimini progettò il centro con l’architetto Felix Schwarz. Decisero di creare una sorta di grande spazio verde, costellato di baracche in legno. Volutamente, richiamavano quelle dei prigionieri di guerra, per non dimenticare le atrocità del conflitto. Ma il loro uso era per la pace. Furono costruite, assemblate, smontate e spedite a Rimini, dove furono rimontate. Ancora oggi esistono quelle baracche, un vero patrimonio architettonico, e ancora oggi esiste il Centro educativo italo-svizzeroLink esterno (Ceis), inaugurato nel 1946 e poi divenuto scuola privata d’eccellenza. Margherita Zoebeli l’avrebbe animata fino alla sua morte, nel 1996. Questa storia, la terza e ultima della serie “La Svizzera in Riviera”, racconta il Ceis e l’esperienza di Margherita Zoebeli a Rimini.

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