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Il dopo Maroni in Lombardia si chiama Fontana

Roberto Maroni non si ricandida ma resta a disposizione del partito. Keystone

"Confermo che non mi ricandiderò, una decisione che ho preso in piena autonomia, una scelta personale, che ho condiviso con Salvini e Berlusconi tempo fa". Lo ha detto Roberto Maroni, aggiungendo: "Non andrò in pensione" ma "sono naturalmente a disposizione" per il futuro. "Conosco - ha aggiunto - la responsabilità di governo e ho una sola preoccupazione: che la possano assumere persone come Di Maio, che è una Raggi al cubo. Se va al governo lui, l'Italia rischia di diventare spelacchio". 

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 gennaio 2018 - 12:25
tvsvizzera.it/fra

Roberto Maroni ha dunque confermato alla riunione di Giunta che non si ricandiderà "per motivi personali" alla presidenza della Lombardia. Secondo quanto si apprende da fonti qualificate, Maroni ha indicato nell'ex sindaco di Varese, il leghista Attilio Fontana, il candidato a succedergli nelle elezioni del 4 marzo. La conferma potrebbe giungere già in giornata.

Nessun dissidio con Matteo Salvini

Le posizioni che Matteo Salvini ha preso "possono essere discusse e discutibili, ma tutte le decisioni del mio segretario le accetto per principio: la mia decisione nulla ha a che fare con Salvini, discordanze o dissidi. Salvini premier è una prospettiva che condivido e sostengo". 

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"Non ho pretese e richieste da fare alla politica. Sono soddisfatto di quello che ho fatto. Sono a disposizione se dovesse servire", così ancora Maroni che ha aggiunto che la sua 'storia d'amore' con la politica dura da 25 anni ed è "come tutte le storie d'amore che non finiscono mai".    "Certo - ha assicurato - non andrò in pensione".


L'ultima sfida: l'autonomia

L'autonomia, ha chiarito Maroni, "è la sfida conclusiva del mio mandato che si concluderà il 4 marzo, una sfida che voglio vincere: il 22 ottobre è stato un referendum storico, una sfida epocale".  "Abbiamo iniziato una trattativa col governo - ha sottolineato il presidente della Lombardia - senza il referendum non ci sarebbero stati i tavoli territoriali. Sono 23 le materie che possono essere trasferite. E il mio obiettivo è quello di firmare l'accordo entro le elezioni, possibilmente entro fine gennaio, sia sulle competenze sia sulle risorse. Domani a Roma spero di chiudere già sulle competenze".

M5S: "un fallimento"

"Il passo indietro di Maroni è la certificazione del fallimento di 5 anni di amministrazione". Lo ha detto il candidato alle regionali in Lombardia per il M5S, Dario Violi. "Oggi a meno di due mesi dalle elezioni fa un passo indietro per tatticismo sperando di andare a Roma", ha spiegato Violi aggiungendo che "per noi che scelgano Gelmini, Giorgetti o Gori è indifferente. Noi siamo gli unici ad oggi avere un programma elettorale da più di due mesi, un candidato e le liste già fatte. Mentre Gori fa alchimie con la sinistra e questi non hanno un candidato noi abbiamo idee, conosciamo i problemi dei lombardi e abbiamo proposte per risolverli", ha concluso.

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