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La città senza la terra sotto i piedi

Tra i calanchi della Tuscia viterbese si staglia Civita di Bagnoregio, un antico borgo medievale. RSI

Arroccata su un cucuzzolo che sembra toccare il cielo, Civita di Bagnoregio sembra destinata a sprofondare, ma l'UNESCO la potrebbe salvare.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 dicembre 2021 - 10:09
Simone Benazzo e Marco Carlone

Tra i calanchi della Tuscia viterbese si staglia un antico borgo medievale del Lazio: Civita di Bagnoregio, ribattezzata “la città che muore” dallo scrittore Bonaventura Tecchi. Secoli fa era molto più grande e una strada la collegava ai paesi limitrofi, ma a causa di frane, terremoti e fattori atmosferici il paesino si è visto via via mancare la terra da sotto i piedi.

La base di argilla e tufo su cui siede si sgretola di anno in anno. Oggi Civita si presenta come uno scoglio in un mare di calanchi sovrastato da un piccolo nucleo di case, dalla piazza e dalla chiesa. Solo una passerella, costruita negli anni ‘60, la collega alla civiltà. 

La vulnerabilità di Civita è stata anche la sua fortuna. Nel 2019 è stata visitata da più di un milione di turisti. È molto popolare in Giappone poiché si vocifera che il regista giapponese Hayao Miyazaki si sia ispirato a Civita per il film d’animazione "Il castello nel cielo". Per cercare di salvare il borgo lo scorso gennaio la commissione italiana per l’UNESCO ha candidato Civita a Patrimonio dell’umanità.

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