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Berna in soccorso dei terremotati in Turchia e Siria

Crolli in Turchia Meridionale e Siria settentrionale.
Si stimano diverse migliaia di morti. Keystone / Deniz Tekin

Il presidente Alain Berset ha fatto sapere che la Confederazione è pronta a fornire aiuti di emergenza alle vittime del terremoto in Medio Oriente. Oltre 30 le scosse registrate tra Turchia e Siria, di cui due particolarmente violente, di magnitudo superiore a 7. 

Su Twitter il consigliere federale friburghese ha anche espresso le condoglianze alle famiglie delle vittime e ha augurato una pronta guarigione a tutti i feriti: “I nostri pensieri sono rivolti alla popolazione della Turchia e della Siria”. Condoglianze che il ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha trasmesso direttamente al suo omologo Mevlüt Çavuşoğlu ad Ankara.

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La Svizzera, ha informato il politico ticinese sul noto social media, “è al fianco della Turchia e offre aiuto umanitario”. Intanto il suo dipartimento (DFAE) ha comunicato che al momento “non dispone di informazioni su possibili vittime svizzere e ha invitato gli espatriati sul posto di seguire le istruzioni delle autorità.

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) prevede l’invio di un’ottantina di specialisti in Turchia. La mobilitazione è in corso e la partenza verso le zone colpite è prevista per lunedì sera. Dal canto suo, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) sta studiando la possibilità di offrire aiuto anche alla Siria, attraverso i suoi uffici nella regione.

Due violente scosse

Secondo l’ultimo bollettino ufficiale, destinato inevitabilmente ad aggravarsi con il trascorrere delle ore, sono 1’358 le persone che hanno perso la vita in seguito alla scossa di magnitudo 7,8 che nella notte ha fatto tremare la Turchia meridionale e la confinante Siria, a cui si è aggiunta una seconda forte scossa nelle ore successive. Ma in base alle prime stime i decessi alla fine potrebbero essere oltre diecimila.

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L’epicentro del terremoto, registrato dai sismografi alle 4:17 del mattino (2.17 in Svizzera) è stato localizzato nei pressi di Gaziantep, città del sud-est della Turchia, a una cinquantina di chilometri dal confine siriano. Una seconda scossa, di magnitudo 7,5, è stata avvertita intorno alle 14 a Ekinozu, nella provincia di Elazog, a circa 200 chilometri di distanza della prima. L’Istituto geofisico statunitense USGS ha contato in totale oltre 30 movimenti tellurici che si sono abbattuti nell’area nelle ultime ore.

Numerosi crolli e persone ancora sotto le macerie

Le notizie sono ancora frammentarie e risulta che siano numerose le persone imprigionate sotto le macerie. La ong di protezione civile siriana White Helmets (Caschi Bianchi) ha dichiarato lo stato di emergenza nel nord-est del Paese e ha lanciato un appello alle organizzazioni umanitarie internazionali affinché intervengano con aiuti in tempi rapidi.

Ingenti i danni agli edifici nella regione. È stato segnalato il crollo del castello di Gaziantep, struttura di epoca romana costruita nel terzo secolo e della Chiesa dell’Annunciazione di Iskenderun, cattedrale cattolica risalente al XIX secolo. Intanto l’allerta su un possibile maremoto nel Mediterraneo provocato dal sisma è stata revocata.

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