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Attacchi dagli USA, Berna indulgente con gli oligarchi russi

Cassis e Blinken (sinistra) nel corso del vertice internazionale dello scorso 15 giugno a Ginevra. Keystone / Alessandro Della Valle

Cassis chiama Blinken per esprimergli sorpresa e disappunto per i rimproveri della Commissione Helsinki sui rapporti Svizzera-Russia.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 maggio 2022 - 22:45
tvsvizzera.it/spal

Nuove accuse giungono dagli Stati Uniti alla Confederazione in relazione al suo comportamento nei confronti del potere russo. A lanciarle è la Commissione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Comissione USA Helsinki)Link esterno, un organo indipendente composto in buona parte da senatori e deputati del Congresso USA che nella riunione di giovedì, durante la quale è stata discussa la guerra in Ucraina, non ha risparmiato attacchi a BernaLink esterno.

Se finora le banche elvetiche hanno congelato conti riconducibili a dirigenti russi per un importo di 7,5 miliardi di franchi, gli istituti finanziari svizzeri continuerebbero, secondo questi detrattori, a nascondere colpevolmente 200 miliardi depositati in istituti finanziari elvetici dagli oligarchi vicini a Putin.

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Ma i rimproveri sono stati anche più dettagliati. Sono infatti emerse critiche alle strette relazioni tra Svizzera e Russia, che sarebbero sfociate in alcuni casi di corruzione mentre i procuratori svizzeri vengono accusati di incompetenza. Uno scenario che per alcuni esponenti della commissione dovrebbe spingere Washington a ripensare i suoi rapporti strategici con Berna.

Affermazioni che hanno suscitato l'immediata reazione del governo federale: il presidente Ignazio Cassis ha subito chiamato il segretario di Stato Antony Blinken esprimendogli la sua sorpresa e il suo disappunto per gli interventi dei commissari statunitensi, sottolineandogli che la Svizzera sta applicando tutte le sanzioni decise dal Consiglio federale e dall’Unione Europea nei confronti della Russia.

Al riguardo va però precisato che la Commissione Helsinki ha una funzione meramente consultiva in relazione alla politica USA in Europa e quanto rilevato dalla stessa non coincide di per sé con l'orientamento del governo americano.

A preoccupare semmai sono i precedenti tra Berna e Washington, in particolare le vertenze sugli averi ebraici e il segreto bancario che hanno incrinato i rapporti bilaterali. All'interno della commissione vi sono infatti esponenti politici che potrebbero influenzare il corso della diplomazia USA. Ma su questo bisognerà attendere eventuali sviluppi a medio termine.

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