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Armasuisse: il prezzo degli aerei non salirà

Non si placano le polemiche sull’aereo da combattimento statunitense F-35A scelto dalla direttrice del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) Viola Amherd: stando alla stampa domenicale elvetica i prezzi stabiliti non sarebbero definitivi e che il costo finale potrebbe essere più alto di quello annunciato (5,068 miliardi di franchi che diventeranno 15,5 miliardi una volta aggiunte le spese d’esercizio).

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Armasuisse ha però smentito in una nota, dicendo di non aspettarsi nessuna butta sorpresa al momento di passare alla cassa. Questo perché l’operazione è gestita dal Governo USA e perché l’offerta è vincolante e copre tutti i costi per una durata di 10 anni.

Secondo SonntagsZeitung e SonntagsBlick l’organo statunitense responsabile dei contratti d’armamento con Paesi stranieri (l’Agenzia della difesa per la sicurezza e la cooperazione) precisa che lo Stato acquirente deve pagare qualora i costi dovessero superare quanto inizialmente stabilito. Armasuisse smentisce anche in questo caso: i contratti con il produttore Lockheed Martin sono strettamente controllati e nel caso in cui gli oneri superassero quanto concordato, Washington farebbe valere nei confronti del fabbricante il carattere vincolante dei prezzi in favore della Confederazione.

In oltre 40 anni di esperienza di affari con gli americani, prosegue l’Ufficio federale dell’armamento, non si è mai registrato uno sforamento dei costi. Washington ha inoltre già calcolato nel prezzo una possibile futura inflazione. Questo significa anche che se i costi scenderanno a causa di un’inflazione più debole, la Svizzera ne trarrà beneficio.

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