Andrea Fazioli, l’autore di gialli ticinese che ha conquistato l’Europa
Andrea Fazioli, nato a Bellinzona alla fine degli anni Settanta, è uno scrittore le cui opere pur appartenendo in pieno, anche come ambientazione, all'universo ticinese hanno una diffusione europea.
In una trasmissione televisiva dei primi anni Duemila, l’architetto ticinese Mario Botta, sollecitato dal critico d’arte Phillipe Daverio sul concetto di genius loci, rispose: “Considero le zone di frontiera come zone di privilegio. Le aree un po’ emarginate sono sempre state luoghi che hanno permesso di meglio giudicare criticamente e quindi creativamente quello che succede nei centri di produzione culturale.
Il genius loci è più accentuato e più profondo dove le contraddizioni diventano più acute”. Sarà forse anche per questa ragione che la Svizzera italiana sta consolidando una corrente letteraria autonoma e autoctona, capace di dare una nuova dimensione alla narrativa in lingua italiana.
In questo caso il genius loci di cui parlava Botta è stato forse la forza occulta che ha ispirato il personaggio di Elia Contini che accompagna Fazioli sin dai suoi esordi. È un investigatore privato dall’apparente basso profilo, timido e restio al progresso, ma è un acuto osservatore e conosce bene le persone.
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Ha debuttato nel romanzo d’esordio di Fazioli, Chi muore si rivede, edito da Dadò nel 2005. Ama la tranquillità del paesino di Corvesco (che come Castle Rock per Stephen King esiste solo sulla carta), ma ha come base Lugano e si muove tra le molte scenografie che offre la Svizzera italiana: le ricche realtà urbane, le montagne, le valli e il lago. È un mondo esotico per il lettore non di queste parti, ma lo stesso Contini sembra nutrire con esso un rapporto idiosincratico tanto che nel romanzo Gli svizzeri muoiono felici lo descrive come: “nordico e meridionale, selvaggio e urbano, con le sue piccole star, i suoi drammi, le sue polemiche, i suoi eterni carnevali e una candida confusione fra giornalismo e pettegolezzo da condominio”. Forse in certe affermazioni nella voce del protagonista si nasconde il giudizio dell’autore.
La Svizzera, spiega Fazioli, è ai confini dell’italianità, ma allo stesso tempo è vicina a una capitale culturale come Milano, quindi la difficoltà per un autore ticinese di conquistarsi un pubblico oltre il confine sta forse più nell’affollamento di scrittori contemporanei e nel fatto che il pubblico italiano legge poco rispetto ad altre realtà europee. Le ambientazioni tra Alpi e Ceresio hanno fatto però amare la scrittura di Fazioli sia in Italia, dove le sue storie sono state pubblicate da Guanda, sia in altri paesi.
Oggi le indagini di Contini sono state tradotte in tedesco, francese, spagnolo, russo e lituano. La produzione letteraria di Fazioli è fatta anche di sceneggiature, lavori teatrali, podcast e di alcune fortunate collaborazioni con l’autore luganese Yari Bernasconi (tra cui l’originale libro di viaggi reali e immaginari Non importa dove, edito da Capelli). Vivere di scrittura, dice, non è facile, ma l’arte di sbarcare il lunario aiuta un po’ a rimanere giovani e a non chiudersi al mondo esterno.
Le sfide oggi sono quelle del progresso tecnologico che mette in crisi le dinamiche delle indagini dei gialli tradizionali. “Per un autore di polizieschi – spiega Fazioli – la tecnologia si fa sempre più ingombrante. Ma per un autore come me, che affronta il genere anche con una certa ironia volendo indagare nell’anima dell’uomo e non nel sistema di apparati tecnologici attorno al delitto, non è alla fine un ostacolo. Ci interessa arrivare a quello che Simenon chiamava “L’homme tout nu”, l’uomo nudo, e non a spiegare congegni tecnologici.
Ogni nuova invenzione diventa in realtà un nuovo stimolo per nuove idee. È vero anche che scrivo di un investigatore come Contini che guida ancora un’automobile con un impianto per audiocassette. E quindi posso almeno fregiarmi di essere più informato del mio personaggio in quanto a tecnologia”. Lo scrittore noir non è messo alla prova solo dall’evoluzione tecnologica, ma anche dai cambiamenti sociali. E così ne Il Commissario e la badante del 2020 Fazioli, che sta lavorando al prossimo capitolo delle avventure di Contini, ci fa incontrare una nuova tipologia di investigatore. È il vedovo Giorgio Robbiani, pensionato della Polizia cantonale, uno Sherlock Holmes che ha accanto a sé, quasi come Watson, la badante tunisina Zaynab Ammar. Non solo genius loci, ma anche esprit du temps.
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