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Addio a Monica Vitti, addio a un'icona

A darne la notizia è stato Walter Veltroni. Keystone / Str

È morta a 90 anni l'attrice italiana Monica Vitti. Dopo aver ricoperto un ruolo insostituibile nel cinema italiano, da oltre un ventennio si era ritirata dalla vita pubblica. 

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 febbraio 2022 - 14:19
tvsvizzera.it/MaMi con Keystone-ATS

"Roberto Russo, il suo compagno di questi anni, mi chiede di comunicare che Monica Vitti non c'è più. Lo faccio con grande dolore, affetto, rimpianto'', ha scritto su Twitter Walter Veltroni, ex sindaco di Roma, dando così per primo la notizia della morte della celebre attrice italiana Monica Vitti.

Nata a Roma nel 1931, Monica Vitti aveva compiuto da qualche mese 90 anni. Attrice icona del cinema italiano, era assente dalle scene dal 2001, quando fu ricevuta al Quirinale per i David di Donatello. 

Il servizio del TG:

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Gli ultimi anni nel riserbo

Vitti è stata una di quelle attrici che rendono immortale il cinema italiano nel mondo, musa di Michelangelo Antonioni e regina della commedia all'italiana al fianco di Alberto Sordi. Lei, l'indimenticabile icona che va oltre il tempo, negli ultimi venti anni ha preferito la riservatezza.

Per lei il cinema è stato elisir di vita e anche oggi le restituisce un eterno presente. Colpita da una forma di Alzheimer, ha fino all'ultimo avuto accanto il marito Roberto Russo, il quale ha difeso con grande rigore e rispetto combattendo contro i "si dice" e le false notizie che la riguardano e che a intervalli regolari hanno popolato la rete. 

La sua ultima apparizione pubblica è stata 19 anni fa (alla prima di "Notre Dame de Paris"), ma già negli anni precedenti le sue partecipazioni ad eventi ufficiali si erano rarefatte dopo un ritiro dalle scene che data ormai dal 2001, alla consegna del David di Donatello. 

L'infanzia

All'anagrafe si chiamava Maria Luisa Ceciarelli, nata a Roma, il 3 novembre del 1931, ma cresciuta in Sicilia, dove il lavoro del padre (ispettore al commercio) aveva condotto la famiglia. Innamorata della recitazione fin dall'adolescenza (quando metteva in scena spettacolini casalinghi per distrarre i fratelli dagli orrori delle bombe negli ultimi anni di guerra), si diploma nel 1953 all'Accademia d'arte drammatica sotto la guida di Silvio d'Amico e con un maestro-sodale d'eccezione come Sergio Tofano.

Già allora le erano riconosciuti tutti i segni della sua duttilità d'interprete: il primo la spinge in palcoscenico per affrontare grandi ruoli drammatici (Shakespeare, Molière, "La nemica" di Nicodemi con cui conquista il pubblico), il secondo la porta a liberare la sua verve istrionica nella riuscita serie di commedie ispirate al personaggio del Signor Bonaventura, allora popolarissimo eroe dei fumetti. 

Il debutto

Per rimpiazzare il nomignolo di "Setti vistini", con cui la chiamavano amici e familiari per la sua capacità di cambiarsi in fretta e furia come un personaggio di Fregoli, si sceglie un nome d'arte. Un cognome che le ricorda la madre amatissima (Adele Vittiglia) e un nome che le "suona bene" e non va ancora di moda. Debutta al cinema nel '55 con un piccolo ruolo nell'"Adriana Lecouvreur" di Guido Salvini a fianco di mostri sacri come Valentina Cortese, Gabriele Ferzetti e Memo Benassi, ma 5 anni dopo si incarna nella silenziosa musa di Antonioni per il primo dei quattro film che vanno sotto il segno dell'"incomunicabilità": "L'avventura". 

La consacrazione

Nei successivi quattro anni diventerà una diva internazionale grazie a titoli indimenticabili come La notte, L'eclisse, Deserto rosso, ma l'incontro con Antonioni data già dal 1957 quando presta la voce a Dorian Gray ne Il grido. Tutti i grandi registi internazionali la vogliono anche perché oltre a un volto bellissimo e misterioso sfoggia una voce roca e pastosa che (proprio come Claudia Cardinale negli stessi anni) afferma una diversità dalla scuola tradizionale di dizione.

Con Michelangelo Antonioni e Alain Delon. Keystone / Str

Eppure la cappa della donna misteriosa e algida non fa per lei, proprio come l'immagine di star distante e inconoscibile. Negli stessi anni '60 si è cimentata più volte con la tv ed ha avuto un riconoscimento speciale con la partecipazione alla tormentata giuria del festival di Cannes del 1968 quando si dimette dal suo ruolo in solidarietà ai contestatori della Nouvelle Vague. 

L'amore per la commedia

È in questo momento che decide di dare un taglio alla sua immagine più consolidata e abbraccia l'idea della commedia grazie a Mario Monicelli che la vuole protagonista de La ragazza con la pistola. Il successo è popolare, immediato, contagioso. In pieno '68, l'emancipazione della timida siciliana Assunta Patané che insegue fino in Inghilterra l'uomo che l'ha disonorata (Carlo Giuffré ) per poi capire che si può essere libere e onorate anche senza passare per il delitto d'onore, fa rumore e il regista estrae dall'attrice un talento luminoso e inatteso che presto le permetterà di battersi da pari a pari con i colonnelli della commedia all'italiana. Unica donna vincente con le loro stesse armi e inalterata femminilità in un mondo di maschi più o meno misogini, Monica Vitti domina nel cinema italiano degli anni '70. 

A Cannes nel 1982. Copyright 2022 The Associated Press. All Rights Reserved.

Si permette stravaganze di qualità (come nei ruoli cuciti sul suo fascino da Miklos Jacsò, Luis Bunuel, André Cayatte), lavora coi grandi italiani (da Dino Risi a Ettore Scola, da Monicelli al Luigi Magni de "La Tosca"), affianca Antonioni nella sperimentazione elettronica de "Il mistero di Oberwald"), trionfa in coppia con Alberto Sordi (specie grazie a Polvere di stelle diretto da Albertone), spinge al debutto dietro la macchina da presa prima Carlo Di Palma (il grande direttore della fotografia che è diventato il suo compagno) e poi il fotografo Roberto Russo che con lei debutta da regista con "Flirt" che le fa vincere il premio come migliore attrice a Berlino nel 1983. 

Il commento di Lorenzo Buccella:

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I riconoscimenti

Insieme al Leone d'oro alla carriera che nel 1995 le viene dato da Gillo Pontecorvo alla Mostra di Venezia è uno dei maggiori riconoscimenti internazionali che affiancano i 5 David, 12 Globi d'oro e i 3 Nastri d'argento guadagnati in patria. Mai ferma nella sua sete di vita e di sfida conquista anche le platee televisive insieme a Mina ("Milleluci" nel '74 e "Domenica in" vent'anni dopo), scrive due libri autobiografici, firma la sua unica regia ("Scandalo segreto") nel 1990, porta in teatro la grande commedia americana da "La strana coppia" a "Prima pagina". 

All'alba del nuovo secolo il vulcano si spegne, quasi inavvertitamente e solo la dedizione del marito Roberto Russo la protegge dalla curiosità morbosa dei paparazzi. Così oggi la possiamo vedere e ricordare, immortale, nella pienezza della sua arte e della sua vitalità : con quella risata calda, di gola, senza affettazione, che estrarrebbe dal cilindro vedendo le mille celebrazioni, mostre, omaggi a lei dedicati ancora nei mesi della fine del 2021 in occasione dei suoi 90 anni.

Il ricordo e il cordoglio

Si susseguono intanto in Italia i messaggi in omaggio all'attrice Monica Vitti, dopo la notizia della sua scomparsa. Il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, esprime "profondo cordoglio per la morte di Monica Vitti. Attrice di grande ironia e di straordinario talento, ha conquistato generazioni di italiani con il suo spirito, la sua bravura, la sua bellezza. Ha dato lustro al cinema italiano nel mondo. Al marito Roberto Russo e a tutti i suoi cari, le condoglianze del Governo".

"Un'attrice immensa, completa, dalla personalità forte e incisiva. La ricorderò sempre per esser stata la prima attrice ad incoraggiarmi e ad applaudirmi in una visione privata a casa di Sergio Leone di 'Bianco Rosso e Verdone'. Le giovani attrici dovranno studiare bene le sue interpretazioni, ne saranno illuminate", commenta Carlo Verdone. "Con Anna Magnani sarà ricordata come un'attrice straordinaria sia nel dramma sia nel brillante. Ha avuto uno splendido ed ammirevole uomo accanto: Roberto Russo", aggiunge.

"Mi dispiace molto della morte di Monica Vitti anche perché era una mia compagna di strada... diciamo abitavamo molto vicini quando eravamo giovani... poi ci siamo sempre frequentati fin quando si è ammalata. Mi manca già molto come peraltro mi manca Sordi, come mi manca Antonioni", asserisce addolorato Maurizio Costanzo.

L'applauso da Sanremo

"Non c'è dubbio che stasera faremo un omaggio a Monica Vitti, anche se la scaletta è già pronta", promette dal canto suo Amadeus durante la conferenza stampa del mattino al Festival di Sanremo. Alla notizia della morte di Monica Vitti un lungo applauso si è infatti levato in sala stampa a Sanremo dove è in corso il Festival della cantone italiana. Il presentatore Amadeus, il direttore di Rai1 Stefano Coletta e tutti i presenti in sala hanno reso omaggio all'artista.

"A volte basta una vera emozione, non per forza un numero di spettacolo. Un gesto, una parola, un applauso, uno sguardo sincero va molto più in là di un numero confezionato", ha aggiunto Amadeus, ricordando anche l'omaggio tributato ieri sera a Franco Battiato. "L'ho trovato meraviglioso. Se io fossi un amico o un familiare di Battiato sarei felice che sia stato ricordato così. Qualsiasi omaggio, anche breve, lo facciamo con il cuore", ha concluso il presentatore italiano.

Ricordata anche Oltralpe

Anche la Francia piange Monica Vitti. "Morte di Monica Vitti, una stella nella Notte'", titola il sito internet del quotidiano Libération, in un gioco di parole con il titolo di uno dei suoi film più celebri, "La Notte" di Michelangelo Antonioni, interpretato al fianco di Marcello Mastroianni e Jeanne Moreau.

"L'Avventura, l'Eclisse, il Deserto Rosso... Nata al cinema con Antonioni, l'attrice italiana, incarnazione incandescente degli anni Sessanta, prima di reinventarsi nella commedia, è morta all'età di 90 anni", prosegue Libération, mentre anche in Francia, come in Italia, si vanno moltiplicando gli omaggi. "Shakespeare, Brecht, Molière sono nel suo repertorio, ma è vedendola interpretare Georges Feydeau che Michelangelo Antonioni la scoprirà", scrive Le Monde, in un lungo articolo consacrato a Vitti, Leone d'Oro alla carriera nel 1995. 

Mentre sui social qualcuno ricorda che lo stesso giornale, fece, nel 1988, uno dei più grossi scivoloni della sua storia, annunciando per errore la morte dell'attrice. "Oggi - scrive su Twitter il giornalista Arnaud Bédat - purtroppo è vero. La grande attrice italiana ci ha lasciato per davvero. Riposa in pace Monica Vitti".

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