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Abusi edilizi da condonare dopo 30 anni anche nelle zone rurali

Rustici in Canton Ticino Keystone / Karl Mathis

In parlamento passa una mozione per sanare gli edifici costruiti illecitamente fuori dalle zone edificabili che il Tribunale federale voleva far demolire.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 dicembre 2022 - 18:11
tvsvizzera.it/spal con Keystone-ATS

L’atto parlamentare che riguarda in particolare le costruzioni rurali - i cosiddetti rustici della Svizzera italiana, i mazot vallesani e i maiensässe grigionesi - già passato dalla Camera bassa (Consiglio nazionale) nel marzo scorso, è stato approvato martedì anche dal Consiglio degli Stati, con 25 voti contro 16.

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All’origine di questa iniziativa c’è una sentenza del Tribunale federale che, chiamato ad esprimersi su un deposito lucernese situato in zona agricola, ha deciso che questi edifici illegali devono essere demoliti, anche se costruite prima del 1983. Un precedente che, secondo alcune stime, mette a rischio 600'000 costruzioni sorte fuori zona edificabile (solo in Ticino ve ne sono almeno 2'000).

Finora, in assenza di norme chiare in materia, le autorità locali applicavano il principio secondo cui anche nelle zone agricole vale la prescrizione trentennale dell’illecito. Una previsione che si fonda sulla constatazione che dopo questo lungo lasso di tempo è difficile risalire alle circostanze che hanno portato alla costruzione di un edificio contestato.

Per la maggioranza delle due Camere occorre assicurare la parità di trattamento dal momento che nelle zone edificabili è già previsto che l'obbligo di ripristinare la situazione conforme alla legge si estingua dopo 30 anni. Inoltre la mozione ha il pregio di garantire sicurezza giuridica ai proprietari e gli utilizzatori di queste case.

Per l’UDC Marco Chiesa la demolizione dopo 30 anni è sproporzionata, tanto più che per i Comuni è difficile fare un censimento degli edifici interessati dopo così tanto tempo.

Di parere opposto Lisa Mazzone (Verdi) e la consigliera federale Simonetta Sommaruga, secondo cui l’atto parlamentare adottato non fa altro che premiare i furbi, chi ha violato la legge speculando sul trascorrere del tempo.

Una cosa peraltro difficile da spiegare a quei comuni che si sono adoperati per far rispettare la legge, ha affermato la ministra uscente socialista. "Non capisco questo bisogno di proteggere un atto illegale", ha vanamente indicato Simonetta Sommaruga.

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