A Sion, Il nome della rosa visto da Milo Manara
Un’affascinante mostra porta in Svizzera 40 tavole originali che il maestro del fumetto ha realizzato a partire da “Il nome della rosa” di Umberto Eco. L’esposizione intreccia il lavoro di Manara con quello di Eco, ma tira in ballo anche Federico Fellini, in un continuo gioco di rimandi fra immagini, testo, suono e filmati.
La Fondazione Fellini è di casa in Svizzera, negli strepitosi locali della Maison du diable. La “casa del diavolo” fu costruita fra il 1515 e il 1518 e si trova ad una manciata di minuti a piedi dalla stazione ferroviaria di Sion, la capitale del Vallese. Fino al 2 settembre ospita un’affascinante esposizione dedicata a “Il nome della rosa”, rivisitato dal maestro del fumetto Milo Manara. Il celebre romanzo di Umberto Eco, un best seller internazionale pubblicato nel 1980, torna a nuova vita nelle tavole realizzate da Manara e raccolte in due volumi che sono stati pubblicati in italiano e in francese.
A Sion sono in esposizione 40 tavole originali, da osservare con calma e da vicino, fino a perdersi nelle vicende ambientate in un monastero benedettino medievale. In occasione della pubblicazione dei volumi, Manara ha raccontato di aver dedicato cinque anni al progetto. Voleva rimanere in più possibile fedele al romanzo di Eco, ha spiegato in un’intervista che si può ascoltare nei locali della mostra. Si è lasciato ispirare dagli schizzi del semiologo e scrittore italiano, una parte dei quali è pure esposta a fianco delle tavole di Manara. Che nell’intervista racconta: “Umberto Eco ha avuto il merito di avere dato riconoscimento culturale al fumetto, in particolare quando disse: ‘Se voglio rilassarmi leggo un saggio di Engels, se voglio impegnarmi leggo Corto Maltese’”.
Esplosioni di colore e scale di grigio
La rivisitazione di Manara de “Il nome della rosa” vive di tratti meravigliosi. Volti segnati dall’espressività, scene nelle quale sembra di vedere in movimento i protagonisti della saga. La maggioranza delle tavole è dominata da bianchi, grigi e marroni. E poi da rosa polvere e gialli pallidi, che si trasformano in esplosioni improvvise di colore quando il racconto si fa drammatico, e quando entrano in scena sangue e fuoco. Il tratto di Manara diventa una macchina del tempo per raggiungere il cupo Medioevo nel quale Eco ambientò il suo romanzo storico, un tomo dai tanti piani di lettura, incardinati nella struttura narrativa del più classico dei polizieschi.
Questi strati del racconto si ritrovano anche nella trasposizione di Manara. Scene quasi cinematografiche sono alternate a paesaggi minimalistici. In altre tavole trovano invece spazio i dettagli accurati dell’abbazia e della sua biblioteca, che occupa un ruolo centrale nel libro di Umberto Eco. Profondità, prospettiva e costumi d’epoca, per un viaggio che emoziona e fa venir voglia di riprendere in mano il celebre libro.
>> Da ascoltare: la puntata del podcast della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI, Camera d’eco, dedicata al romanzo “Il nome della rosa”Collegamento esterno.
Da Eco, a Manara, a Federico Fellini
“Il mondo è un libro”, è una delle molte frasi contenute in una mostra che ha il merito di portare in scena un continuo gioco di rimandi. Le tavole di Manara dialogano con gli schizzi di Umberto Eco ma anche con le citazioni di Federico Fellini. Così una teca contiene il commento del regista sull’opera del mago della comic novel: “Le matite, gli inchiostri di china, le mezze tinte, i pennelli dell’amico Manara sono l’equivalente delle scenografie, dei costumi, delle facce degli attori, degli arredamenti e delle luci con i quali racconto le mie storie nei film”.
In una teca sono esposte 18 immagini realizzate da Manara in omaggio ai film di Fellini, dove ritroviamo l’arte del dettaglio e quelle donne bellissime, dalle gambe lunghe e tornite, che solo Manara sa disegnare. La collezione appartiene alla Fondazione Fellini e ti cattura, perché grazie a simbolismi piccoli e grandi, ogni disegno riesce a raccontare l’anima di un film in poche decine di centimetri.
In un impeccabile italiano, il curatore dell’esposizione, Stéphane Marti, direttore della Fondazione Fellini, confessa che l’opera burocratica fu titanica: “Per importare temporaneamente le tavole di Manara, ci siamo visti recapitare decine di pagine di documenti ufficiali”. Marti racconta con orgoglio la sublime bellezza della collaborazione che ha portato a questa esposizione. La Fondazione che lui dirige ha collaborato con quella dedicata a Umberto Eco e con il mondo di Milo Manara, con il sostegno e la cooperazione di istituzioni italiane, svizzere e vallesane.
La magia è riuscita: in una manciata di sale espositive, prende vita un viaggio appassionante, che si può a ben diritto definire multimediale. Oltre ai disegni di Manara e agli schizzi di Eco, ci sono testi intriganti, piste sonore e due luoghi dove sedersi comodamente per guardare un filmato. In una sala si proietta a ciclo continuo un documentario realizzato nel 2007 da Reinhold Jaredzky. In “Avevo voglia di avvelenare un monaco”, coprodotto da Arté, Umberto Eco si raccontava in prima persona, facendosi accompagnare dalla telecamera in momenti pubblici e privati. Lo vediamo nel suo studio straripante di libri, con l’immancabile sigaretta alla mano. Tempi andati, nei quali era considerato accettabile filmare un protagonista mentre fumava.
>> Dagli archivi della RSI, un’intervista a Umberto Eco trasmessa dal programma controluce il 26 ottobre 2008:
Una lunga amicizia finì per unire Eco e Jaredzky, racconta Stéphane Marti: “Gli è stato vicino per tanti anni e ancora oggi è legato ai figli di Eco”. Proprio dagli appunti presi negli anni dal cineasta tedesco, sono estratti brandelli di pensiero dell’intellettuale italiano scomparso nel 2016, che pure sono esposti nella mostra.
L’esposizione è accoppiata con un’altra ospitata a Les ArsenauxCollegamento esterno, che si trova a pochi minuti di distanza, dedicata ai 40 anni del film “Il nome della rosa”. Con la regia di Jean-Jacques Annaud e Sean Connery nel ruolo di Guglielmo da Baskerville, si tratta di una pellicola monumentale che contribuì alla popolarità internazionale del romanzo di Eco.
A Les Arsenaux, materiali originali della produzione cinematografica sono intrecciati con manoscritti d’epoca conservati nell’archivio di Stato vallesano. Un itinerario sonoro culturale e turistico, infine, è stato messo a punto per guidare visitatrici e visitatori alla scoperta di Sion, nei luoghi del Medioevo vallesano.
La mostra “Milo Manara | Umberto Eco – Il nome della rosa” è aperta fino al 2 settembre 2026. Si trova negli spazi della Fondazione Fellini, presso lo Spazio culturale La Maison du diable (Rue des Creusets 31, Sion). L’esposizione si può visitare dal martedì al venerdì, dalle ore 15 alle 19. Tutte le informazioni sul sito della Fondazione FelliniCollegamento esterno.
Collegati alla mostra, gli itinerari sonori nella città di Sion “Le monde est un livre” (il mondo è un libro) si possono ascoltare cliccando su un codice QR esposto nei locali della mostra. Con la voce di Céline Germanier, comprendono: la cattedrale di Sion; la Tour des Sorciers; la chiesa del Convento dei Cappuccini; la cappella del Château de Tourbillon; l’Abbatiale de Valère; le vestigia della chiesa di Sant-Pierre de Sion; la basilica funeraria paleocristiana del quartiere Sous-le-scex; la chiesa di Saint-Théodule e le terme romane; l’orologio astronomico dell’Hôtel-de-Ville e le steli paleocristiane che si trovano nell’atrio dell’edificio.
I due volumi de “Il nome della rosa visto da Milo ManaraCollegamento esterno” sono pubblicati da Oblomov Edizioni, casa editrice italiana specializzata in graphic novel e legata a La nave di Teseo.
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