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"Prima del carcere, mai avrei pensato di fare la guida turistica"

Puteoli Sacra è un progetto messo in piedi a Pozzuoli con l'intento di dare una concreta chance di reinserimento nella società ai giovani che hanno conosciuto la realtà della prigione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 dicembre 2021 - 09:12
Mario Messina

Era un lunedì di inizio marzo quando agli abitanti del Rione Terra, il più antico agglomerato urbano di Pozzuoli, furono costretti ad abbandonare le proprie case per non farci mai più ritorno. 

Il 2 marzo del 1970 il prefetto di Napoli, d'accordo con l'Osservatorio Vesuviano, decise di evacuare il più antico, popolare e degradato quartiere di Pozzuoli per il pericolo di una imminente crisi bradisismica. 

L'addio alle proprie case

Il bradisismo è quel fenomeno geologico che consiste in periodici abbassamenti e innalzamenti del terreno (spesso accompagnati da terremoti) con cui Pozzuoli fa i conti da millenni. Ma la crisi bradisismica annunciata quel lunedì di marzo di mezzo secolo fa significò qualcosa di ben diverso da ciò che gli abitanti del Rione Terra di Pozzuoli avevano conosciuto fino a quel momento. Significò abbandonare le proprie case, trasferirsi chissà dove, cambiare vita. Insomma, significò la fine di un'epoca. Ma anche l'inizio del riscatto. 

Un inizio assai lento, quello legato ai lavori di ristrutturazione e riqualificazione che iniziarono dopo un altro evento sismico che coinvolse – seppur marginalmente – il Rione: il terremoto dell’Irpinia del 1980. Nonostante gli oltre 100 chilometri in linea d’aria che separano Pozzuoli dall’epicentro del sisma, gli edifici del Rione Terra, già compromessi da anni di incuria e reduci da un decennio di abbandono totale, ne risentirono strutturalmente. 

L'arrivo di nuovi abitanti e nuova speranza

Così, dopo 20 anni dall’evacuazione, nel 1990 iniziò l’opera di riqualificazione dello storico Rione Terra. Sebbene i lavori non siano ancora del tutto terminati e il Rione sia ancora inaccessibile (se non per visite guidate organizzate), la gran parte degli edifici è stata ristrutturata e riqualificata e i primi ‘abitanti’ del Rione sono già arrivati. Si tratta dei giovani del progetto Puteoli Sacra.

"Il progetto è importante perché è una spinta per i ragazzi verso un futuro, verso l'autonomia, ma soprattutto verso la libertà". Mario Messina, tvsvizzera.it

È un progetto assai ambizioso, perché intende creare qui al Rione Terra il più grande sito turistico d'Europa interamente gestito da ragazzi e ragazze provenienti da istituti penali.

"Non è un caso che questo progetto abbia trovato spazio proprio all'interno del Rione Terra", spiega Don Gennaro Pagano, direttore della Fondazione Regina Pacis e Cappellano dell’Istituto Penale Minorile di Nisida. 

Don Gennaro: "I ragazzi del carcere minorile di Nisida e le ragazze dell'istituto di Pozzuoli qui cercano di rinascere dopo un periodo difficile"

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"Così come questo Rione sta rinascendo dopo anni di abbandono - continua don Gennaro -, allo stesso modo i ragazzi del carcere minorile di Nisida e le ragazze dell'istituto femminile di Pozzuoli qui cercano di trovare una nuova vita, di rinascere dopo un periodo difficile". 

Spezzare le catene, letteralmente

Il progetto è cominciato ufficialmente il 25 giugno scorso quando, in occasione dell'inaugurazione del complesso turistico, è stato deciso di sostituire il tipico taglio del nastro con un gesto assai più simbolico. Il presidente della Camera dei deputati Roberto Fico insieme ad alcuni giovani delle carceri di Nisida e Pozzuoli hanno spezzato la “catena dell’indifferenza”. 

Un’attenzione assai forte quella delle istituzioni italiane nei confronti del progetto. Tanto che anche il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella a inizio settembre volle incontrare i ragazzi di Nisida e Pozzuoli. E in quell’occasione disse loro: “Curate le vostre cicatrici. La detenzione non deve essere una macchia indelebile”. 

Nel futuro, anche una ventina di assunzioni

Dopo un periodo di formazione e un successivo tirocinio, 24 ragazzi e ragazze saranno scelti per essere assunti con regolare contratto di lavoro nel sito turistico di Puteoli Sacra. 

“Quello che sta succedendo qui al Rione Terra – spiega a tvsvizzera Don Gennaro – è ciò che dovrebbe fare ogni comunità: non lasciare indietro nessuno e dare una nuova possibilità a tutti. Io insisto sulla analogia tra il Rione Terra e i ragazzi di questo progetto. Perché in entrambi i casi la vita ha offerto loro una nuova possibilità”. 

Questa seconda possibilità molti di loro la stanno già sfruttando a pieno. Al di là della formazione ancora in corso, i giovani del progetto stanno già accogliendo i primi visitatori del Rione Terra. 

Trovare la strada tra le vie dell'antica Puteoli

In un mix di storia del rione e storie personali, le giovani guide turistiche accompagnano i visitatori in un percorso a metà tra archeologia e arte sacra. In primis, il percorso nell’antica Puteoli, la città Romana con ancora visibili le vecchie strade, i forni con le macine quasi intatte, le botteghe e i criptoportici. Poi, l’esplorazione degli ipogei diocesani, il Museo Diocesano che è tra le esposizioni cristiane più importanti del sud Italia e, fiore all’occhiello dell’intero percorso, il Tempio-Duomo: anch’esso con una storia di crisi e rinascita alle spalle. 

De Simone: "Da un incendio che devasta una cattedrale è venuta fuori una bellezza unica nel suo genere"

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“Nella notte tra il 16 e il 17 maggio del 1964 – racconta Cristian De Simone, vicedirettore della Fondazione Regina Pacis – questa Cattedrale (intitolata a San Procolo martire) fu devastata da un incendio che distrusse una buona parte del Duomo. Ma quest’incendio portò alla luce le colonne del Tempio di Augusto sul quale la chiesa fu costruita”. 
I lavori di restauro che hanno interessato tutto il Rione, qui hanno creato un luogo straordinario in cui la stessa struttura presenta evidenti sia i segni della chiesa cristiana che quelli del tempio pagano.

“Quindi – continua De Simone - da un incendio che devasta una cattedrale è venuta fuori una bellezza unica nel suo genere. È quello che stiamo provando a fare qui con questi ragazzi”. 

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