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"Al cinema servono coproduzioni estere e sostegno pubblico"

Sono i commenti di Claudia Cardinale e Carlo Verdone che di recente hanno espresso questo pensiero

Il cinema italiano arriva sempre più di rado nelle sale cinematografiche straniere.

A capire come mai è servita una ricerca, protata avanti dall'Anica, l'associazione che rappresenta al livello nazionale la settima arte, che ha identificato due cause: la scarsità dei fondi pubblici italiani ed europei, dedicati a produzione e sceneggiatura, e lo scarso ricorso a coproduzioni estere.

Nel 2011 i film di nazionalità italiana che hanno visto la luce sono stati 155, in crescita nel 2012 e 2013, anni in cui siamo arrivati a quota 166 e 167, per un costo totale di 493, 14 milioni di euro nel 2012, e 357, 60 nel 2013, per un quinto sono realizzati da case straniere.Lo stato dedica sempre meno a opere prime lungometraggi, e sceneggiature, se si pensa che , secondo l ricerca dell'Anica, ferma al 2013, i contributi per i lungometraggi di interesse culturale hanno coperto i costi solo del 3,85%, con 10 , 80 milioni totali, ed il contributo europeo dal fondo per i media è stato di scarsi 0,12%, con 320 mila euro, e soli 0,02 per cento per le sceneggiature originali, con 70 mila euro totali. il fondo dedicato al sostegno delle opere primeè stato del 7, 37 % con circa 2 milioni . Diverso è anche l'apporto delle produzioni estere, che hanno contruibuito solo per l'8,41 %, con un budget di circa 3 milioni di euro.Un modo, il nostro, di fare impresa nella settima arte del tutto diverso dagli altri Paesi, se si pensa a Francia, Belgio e Spagna, che rispettivamente sono primo secondo e terzo nella classifica dei paesi che ricorrono alle coproduzioni estere.A pagare il conto è la qualità e la quantità di film prodotti e di sceneggiature originali scritte. A lamentarlo sono i protagoniosti di sempre del cinema italiano.

Claudia Cardinale, che di recente ha accettato di recitare per una produzione indipendente, la Stemo Productions,nel film ultima fermata, premiato di recente al Festival di Siena, spiega di aver accettato grazie alla sceneggiatura, che sembrava promettente.

Anche Carlo Verdone, in una recente intervista, lamentava la scarsità di sceneggiature meritevoli.

Sabrina Lastella

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