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Italia, un obbligo vaccinale controverso

Mercoledì in Italia sono state somministrate 282'000 dosi di vaccino, un record. Ma in alcune regioni comincia ad esserci una carenza. Keystone / Ettore Ferrari

Il nuovo decreto varato dal Governo Draghi in vigore dal 7 aprile prevede un obbligo vaccinale per il personale sanitario.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 aprile 2021 - 20:43

La misura è volta a proteggere sia il personale medico e paramedico che i pazienti. In caso di ottemperanza, il dipendente non sarà licenziato, ma sarà ricollocato. Se ciò non è possibile rischia una sospensione dello stipendio sino alla fine dell'anno.

L'obbligo vaccinale è stato accolto positivamente dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici. "L'introduzione dell'obbligo - ha dichiarato il presidente della federazione Filippo Anelli - non può che trovarci d'accordo, anche se siamo convinti che ormai tutti i medici, tranne una quota davvero minimale, siano vaccinati".

La decisione è considerata giusta anche dalla FP-Cgil medici, secondo cui "la vaccinazione per gli operatori sanitari è prima di tutto un dovere etico, deontologico e professionale per la tutela della salute dei cittadini a cui non ci si può sottrarre. Bene quindi l'introduzione delle norme sull'obbligatorietà previste nel Dl Covid che peraltro giustamente tutelano coloro che non possono sottoporsi alla vaccinazione per motivi di salute".

Sul tema, la Radiotelevisione Svizzera ha intervistato Michele Vannini, sindacalista della FP-Cgil, il quale rileva che la sospensione temporanea in caso di rifiuto del vaccino, potrebbe portare a un deficit di personale soprattutto nelle case per anziani, dove si trova il maggior numero di operatori sanitari scettici sui vaccini.

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tvsvizzera.it/mar con RSI (TG dell'1.4.2021)

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