Coronavirus La chiusura delle scuole efficace quanto quella dei ristoranti

sedie poggiate su un banco di scuola

Per ora di chiudere di nuovo le scuole in Svizzera non se ne parla.

Keystone / Peter Klaunzer

Un nuovo studio del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ) rilancia il dibattito sull'opportunità di chiudere le scuole per frenare la pandemia.

Chiudere le scuole riduce la mobilità e quindi i contatti del 21%. L'efficacia della misura per rallentare la propagazione della pandemia è analoga a quella del divieto di assembramento e della chiusura di ristoranti e bar.

È una delle principali conclusioni a cui giunge uno studio del Politecnico federale di Zurigo, di cui hanno dato notizia domenica Le Matin Dimanche e la SonntagsZeitung.

Gli scienziati, sotto la direzione del professore di informatica e gestione Stefan Feuerriegel hanno esaminato 1,5 miliardi di microspostamenti della popolazione svizzera tra il 10 febbraio e il 26 aprile, prendendo anche in considerazione i cambiamenti di codice postale, spiegano i settimanali. Lo studio si è basato sui dati anonimizzati forniti dagli operatori telefonici elvetici.

Grazie a calcoli statistici, gli autori hanno stabilito che la chiusura delle scuole a metà marzo ha portato a un calo della mobilità del 21,6% nel periodo preso in considerazione. Assieme al divieto di riunioni con più di 5 persone (-24,9%) e alla chiusura di ristoranti e bar (-22,3%) si tratta di una delle misure più efficaci per ridurre gli spostamenti. Questi ultimi vengono considerati uno dei principali fattori di propagazione del nuovo coronavirus.

"Con la chiusura delle scuole i genitori sono restati sempre più spesso a casa. Ciò ha influenzato la mobilità e il numero di infezioni", spiega Feuerriegel sulle colonne dei due settimanali.

I ricercatori hanno pure esaminato su quali tipi di trasporti abbia influito la chiusura delle scuole. Dai loro risultati spicca per esempio una diminuzione importante (-35% circa) degli spostamenti in treno. La mobilità stradale e autostradale è invece calata meno. Questi risultati coincidono con quelli emersi da uno studio effettuato su 41 Paesi e pubblicato a metà dicembre dall'Università di Oxford, nel Regno Unito, sulla prestigiosa rivista Science.

Rimedio peggiore del male

La presidente dell'associazione degli insegnanti svizzeri, Dagmar Rösler, non contesta le conclusioni dello studio dell'ETHZ. Tuttavia, il rimedio potrebbe essere peggiore del male: "Durante il lockdown primaverile un terzo degli allievi non ha imparato praticamente nulla per settimane, perché erano soli a casa o perché mancava l'infrastruttura e questo ci preoccupa seriamente", dichiara alla Radiotelevisione Svizzera.

Anche Manuele Bertoli, responsabile del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport del Canton Ticino, non è favorevole a un simile provvedimento: "Chiudere le scuole vuol dire toccare i giovani e oggi il problema è dato dalla mobilità di persone piuttosto anziane, che sono quelle che vanno all'ospedale e che rischiano davvero con questo Covid. Se mai, se si parla di mobilità, è lì che bisognerebbe intervenire".

Nell'intervista alla Radiotelevisione Svizzera, Bertoli rileva inoltre che per le scuole dell'obbligo una simile misura sarebbe impossibile da applicare senza la chiusura delle attività produttive e quindi la possibilità dei genitori di restare a casa. "Altrimenti - sottolinea - si creerebbe il caos".

tvsvizzera.it/mar/ats con RSI (TG del 10.1.2021)

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