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Clima, dalla lentezza all'azione

Il lago Oroumieh in Iran ha perso l'80% della sua superficie negli ultimi decenni ©Keystone

Un passo verso la sostenibilità dopo vent'anni d'inerzia, ma non basta - Il commento di Luca Mercalli

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 dicembre 2015 - 17:35

Quasi tutti i paesi che hanno partecipato alla XXI Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (COP21) a Parigi hanno sottoscritto sabato il testo dell'accordo sul climaLink esterno che prevede, tra le altre cose, misure concrete per mantenere il surriscaldamento del pianeta al di sotto dei due gradi centigradi: un passo definito enorme dall'amministrazione Obama, un accordo storico secondo il primo ministro francese Manuel Valls. Di seguito vi proponiamo il commento di un noto meteorologo e climatologo.

Di Luca Mercalli*

Luca Mercalli ©Ansa

"L'elemento che più ha caratterizzato i negoziati del clima a partire dalla conferenza del 1992 a Rio de Janeiro, è stato la lentezza. Lenta l'acquisizione di consapevolezza, lente le poche decisioni, lente le loro applicazioni. Oltre vent'anni persi nell'indugio e nei tentennamenti, con la sola parentesi del Protocollo di Kyoto come provvedimento concreto di riduzione delle emissioni, peraltro realizzato solo parzialmente da alcuni Paesi europei e disatteso da gran parte delle economie sviluppate che avrebbero dovuto rispettarlo. Ora, alla ventunesima conferenza, finalmente l'approvazione di un trattato universale, che coinvolge cioè tutti i Paesi del mondo, sia pure con modalità diverse, e che si dà obiettivi ambiziosi di contenimento dell'aumento termico da qui al 2100 anche al di sotto dei 2 °C.

Certo, è stato emozionante [...]

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*Presidente della Società meteorologica italiana

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