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Legge artigiani, prima voluta poi contestata

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Dallo scorso 1° ottobre, i professionisti di 13 categorie –tra i quali carpentieri, intonacatori, piastrellisti, falegnami, giardinieri- devono essere iscritti a un apposito albo per operare in Ticino. È l’effetto della LIA, Legge sulle imprese artigianali. Voluta per combattere la concorrenza sleale, specie quella dei ‘padroncini’ provenienti da oltreconfine, ha finito per creare malcontento tra le stesse imprese indigene.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 gennaio 2017 - 12:00
tvsvizzera.it/ri con RSI (Falò del 12.01.2017)

Falò, settimanale d’inchiesta della Radiotelevisione svizzera RSI, ha seguito nel loro lavoro gli ispettori che vigilano sull’applicazione delle nuove norme, sondato l’umore degli artigiani ticinesi e dei concorrenti italiani, sentito il parere della autorità cantonali e federali su questa Legge prima voluta, poi contestata. In studio, per commentare il reportage, il ministro ticinese Claudio Zali e il deputato e artigiano Henrik Bang.

L’iscrizione all’Albo degli artigiani edili comporta requisiti minimi –di competenza, solvibilità e serietà- e ha un costo. Inizialmente fissato a 2000 franchi, è stato portato a 600 dopo le prime opposizioni. In prima linea, le imprese d’oltre San Gottardo che considerano l’albo un’ingiusta limitazione alla concorrenza interna. Sono state nel frattempo esentate dalla tassa a determinate condizioni.

I ricorsi pendenti al Tribunale cantonale amministrativo in Ticino sono sette, di cui tre inoltrati dalla Commissione federale della concorrenza (Comco). Alla base di questi ultimi, l’asserita non conformità con la Legge federale sul mercato interno (Lmi) dell’obbligo di iscriversi all’albo, delle condizioni d’iscrizione e delle tasse imposte.

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Anche in Ticino i malumori non sono pochi. Alcuni parlano di clamoroso autogol, specie le piccole imprese sulle quali il carico burocratico e l’onere finanziario pesano di più o chi, dopo anni di attività, si ritrova a non aver più i requisiti per esercitare.

Più pragmatico appare, dall’inchiesta di Falò, l’approccio di autorità e artigiani italiani. Più che farne una questione di principio, le imprese d’oltrefrontiera baderebbero al sodo: come iscriversi nel modo più semplice e diretto.

Rimane tuttavia un problema di compatibilità tra la LIA e gli Accordi bilaterali con l’Ue, che prevedono la libera circolazione delle persone e di principio esentano dall’obbligo di riconoscimento della capacità professionale gli artigiani che non operano per più di 90 giorni.

Il numero di domande di iscrizione all’Albo ha superato le attese: contro le 2'500 previste, i dossier arrivati a Bellinzona sono quasi il doppio: 4'400. Di queste, il 20% -circa 800- giunge da ditte straniere, in buona parte italiane.

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Scaduto il termine del 1° ottobre, sono iniziate le verifiche. L’artigiano non iscritto all’albo, se trovato a lavorare, rischia una multa fino a 50'000 franchi. I controlli hanno già fatto le prime vittime: una cinquantina di ditte sanzionate, di cui una trentina ticinesi e il resto straniero.

Nel 2015, la Legge sulle imprese artigianali fu plebiscitata al Parlamento cantonale (Gran Consiglio) con un solo voto contrario. Si stima che nel Cantone la concorrenza sleale nei settori coinvolti faccia mancare 200 milioni di cifra d’affari l’anno.

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